Il numero di domande di brevetto è sempre stato un buon indicatore del tasso d’innovazione di un periodo storico o di un Paese, ma la pandemia di covid-19 ha portato un tale sconvolgimento nella società e nell’economia da rendere difficile la lettura degli ultimi dati. Le richieste di registrazione di brevetto presentate allo European Patent Office (Epo) sono diminuite appena e questa è già una discreta notizia, anche se gli andamenti variano da nazione a nazione e in base all’ambito di pertinenza. In totale, l’Epo nel 2020 ha ricevuto 180.250 richieste, solo lo 0,7% in meno rispetto al 2019, ma sono calate notevolmente quelle provenienti dai Paesi Bassi (-8,2%), dal Regno Unito (-6,8%), dalla Spagna (-5%) e dalla Germania (-3%). In crescita del 2,9%, invece, i brevetti dell’Italia, che è tra le nazioni a segno più insieme a Francia (+3,1%) e Finlandia (+11%).

Nel 2020 gli Stati Uniti si sono  confermati la prima nazione d’origine delle domande di brevetto, ben il 25% del totale, mentre la Germania domina sui vicini di casa europea con una fetta del 14%. L’Italia è il 3%. Più che le variabili geografiche, è interessante notare (anche se non stupisce) la crescita dei brevetti relativi all’ambito farmaceutico: +10,2%, per un totale di 8.589 domande. Al primo posto il settore delle tecnologie medico/medicali, con 14.295 domande e una crescita del 2,6%. Non sorprende nemmeno l’aumento delle richieste di registrazione nell’ambito delle tecnologie digitali (14.122, +1%) e informatiche (13.097, +1,9%).

(Infografica: European Patent Office)

 

“Una cosa è certa: l’impatto economico del coronavirus ha appena cominciato a trapelare attraverso le domande di brevetto”, scrive l’Epo. A detta dell’ente certificatore, il sostenuto boom delle tecnologie digitali nel 2020 riflette le strategie dei principali innovatori nei campi dell’industria 4.0, del 5G, dell’intelligenza artificiale, tutti ambiti particolarmente attivi. Le domande arrivano direttamente dalle aziende o dagli inventori, oppure vengono presentate attraverso studi di consulenza e gli studi legali che si occupano di proprietà intellettuale. 

 

In questa categoria, Bugnion è in testa alla classifica italiana come società di Intellectual Property che nel 2020 ha presentato all’Epo più domande di brevetto. Lo studio di consulenza è attivo da oltre cinquant’anni nella gestione, tutela e assistenza allo sfruttamento dei diritti in materia di marchi e proprietà industriale. Attualmente dà lavoro a 250 persone tra le 15 sedi italiane e quelle in  Germania, Spagna, e conta circa novemila clienti. L’azienda ha all’attivo 40mila brevetti, modelli e design scritti e depositati, e gestisce 62mila marchi.

 

I dati del sito di statistiche Patent Pilot indicano che Bugnion ha quasi raddoppiato i propri numeri in due anni, passando dalle 414 domande del 2018 alle 793 del 2020, entrando quindi di diritto nella “top-50” degli studi legali e di consulenza in materia di proprietà intellettuale più attivi sul fronte dei brevetti.