Il cloud ibrido è il futuro, ma per raggiungere l’ideale equilibrio fra risorse on-premise ed esternalizzate le aziende dovranno pazientare e lavorare ancora un po’. Un quadro contraddittorio è emerso da una vasta indagine condotta da Vanson Bourne per conto di Nutanix, per la quale sono stati interpellati nei mesi centrali del 2019 circa 2.650 responsabili IT di aziende di 24 Paesi in Europa, Nordamerica, America Latina, Africa e Asia. Per ben l’85% degli intervistati il cloud ibrido rappresenta il modello operativo ideale per l’IT della propria azienda, nonché l’obiettivo di lungo termine.. Vale la pena ricordare che per modello “ibrido” si intende non il semplice utilizzo combinato di risorse interne alle aziende (sale macchine on-premise) e risorse cloud (pubblico o privato), quanto piuttosto la creazione di ambienti integrati. E non è un obiettivo semplice.

 

Attualmente, secondo quanto emerso dal “Nutanix Enterprise Cloud Index 2019”, molte aziende sono alle prese con immaturità tecnologica, insufficienti competenze del personale, problemi di interoperabilità e di gestione.  Questi fattori hanno rallentato i piani di adozione del cloud, secondo i quali, in media, nel 2019 le aziende del campione avrebbero dovuto ridurre di circa il 20% l’utilizzo di data center interni, migrando su piattaforme esterne una parte delle proprie applicazioni. E invece, contrariamente alle previsioni, l’anno scorso il ricorso all’on-premise è aumentato del 12,5% su scala globale e del 14% nella regione Emea. In questa macro area geografica, tra l’altro, le aziende sono mediamente in ritardo di sei punti percentuali rispetto alle aziende americane (Nordamerica e America Latina) nell’adozione di architetture di cloud ibrido multi-vendor. Su scala globale, nel 2016 quasi tre aziende su dieci hanno riportato sui propri server una o più applicazioni in precedenza migrate sul cloud.

 

(Fonte: "Nutanix Enteprise Cloud Index 2019)

 

Molte aziende, suggerisce Nutanix, sono entrate in una “fase di disincanto”, smettendo di vedere nella nuvola  una miracolosa risposta e realizzando quanto sia difficile scegliere la giusta tipologia di cloud e i giusti servizi nella miriade di quelli disponibili. Alcune aziende, inoltre, si sono rese conto di non essere pronte per la transizione, né dal punto di vista delle competenze né tecnicamente, davanti alla prospettiva di problemi di interoperabilità e complicazioni gestionali. 

 

Dunque ci vorrà più tempo del previsto, ma il cloud rimane un obiettivo prioritario per la maggioranza dei responsabili IT delle aziende di tutto il mondo: il 71% degli intervistati progetta di migrare applicazioni esistenti e nuove entro il 2022. Dal punto di vista strategico, a questi piani corrispondono obiettivi di trasformazione digitale (principale priorità strategica per il 64% delle aziende coinvolte nel sondaggio). Tra le applicazioni di maggiore interesse sono state citate quella di edge computing e Internet of Things (applicazioni in cui le attività di calcolo si spostano alla “periferia” delle reti, negli oggetti connessi), il DevOps, l’intelligenza artificiale e il machine learning. In base ai risultati dell’indagine di Vanson Bourne, si prevede che la penetrazione del cloud ibrido tra le aziende della regione Emea debba salire dall’attuale 12% al 53% entro il 2024.

 

 

(Fonte: "Nutanix Enteprise Cloud Index 2019)