Red Hat cresce a ritmi sostenuti, anche se inferiori rispetto alle attese dei mercati. L’azienda di soluzioni open source, acquisita lo scorso anno da Ibm per 34 miliardi di dollari, nell’ultimo trimestre dell’anno fiscale 2019 ha riportato ricavi pari a 879 milioni di dollari, in aumento del 14 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018 ma di poco inferiori agli 886,7 previsti. Il titolo è comunque salito nel dopo mercato di qualche decimo di punto percentuale, probabilmente grazie all’utile netto di 139 milioni (75 centesimi per azione dopo la diluizione): nell’ultimo trimestre del precedente anno fiscale Red Hat aveva registrato una perdita di 12 milioni, causata anche dalle imposte straordinarie previste dalla riforma fiscale varata a fine 2017 dal Congresso statunitense. L’utile rettificato è stato invece di 1,16 dollari per azione, superiore alle stime: Zack Investments Research aveva fissato il consensus a quota 1,01 dollari.

Scendendo nel dettaglio dei conti, il giro d’affari dello sviluppo applicativo e di altre tecnologie emergenti è stato di 225 milioni, in rialzo del 30 per cento anno su anno. Formazione e servizi hanno portato in cassa 105 milioni (più 18 per cento), mentre il fatturato differito a fine anno ha raggiunto i 3,4 miliardi di dollari, in crescita di 15 punti.

Il Ceo Jim Whitehurst ha sottolineato come il numero di clienti con sottoscrizioni attive superiori ai 5 milioni sia aumentato del 33 per cento nel corso dell’anno fiscale. L’azienda non ha però fornito le previsioni per il 2020, a causa delle operazioni ancora in corso riguardanti l’acquisizione di Ibm, che dovrebbe concludersi definitivamente nella seconda metà dell’anno.