L'Internet of Things industriale, abbreviato in IIoT, include una rete di dispositivi e sistemi interconnessi, che aiuta le organizzazioni ad automatizzare e coordinare le operazioni aziendali. Rispetto all’IoT per il mondo consumer, i numeri sono ancora inferiori, ma da una ricerca condotta di recente da Reply emerge e si conferma una prospettiva di sviluppo promettente, che coinvolge tutti i paesi industrializzati e, quindi, anche l’Italia.

Industrial IoT: A Reality Check”, questo il titolo dello studio, è stato realizzato analizzando i dati raccolti con la piattaforma proprietaria Trend Sonar e il supporto di Teknowlogy Group, per estrarre le prospettive di sviluppo nei comparti smart factory e smart transport & logistics, in due cluster geografici. Il primo, denominato Big-5 comprende Usa, Cina, India, Brasile e Gran Bretagna, mentre il secondo, Europe-5, inserisce l’Italia in un gruppo che include anche Germania, Francia, Belgio e Paesi Bassi.

In entrambi i casi, le nazioni Big-5 evidenziano un volume d’affari superiore, destinato a superare, nel 2025, gli 86 miliardi di Euro sul fronte smart factory e i 15 miliardi per smart transport & logistics. I paesi europei varranno, nello stesso periodo temporale, rispettivamente 23 e 3,6 miliardi di euro.

In Italia, le prospettive migliori vengono mostrate dall’area smart factory, dove l’attuale valore di 580 milioni di euro è destinato a salire fino a 1,5 miliardi nel 2025, mentre in trasporti e logistica veniamo da un anno, il 2020, dove si è registrata una leggera contrazione, ma si prevede comunque che nei prossimi cinque anni si potrà arrivare a 301 milioni di euro, contro gli attuali 131.

Secondo le indicazioni di Reply, l’adozione di sensori a basso costo e delle reti 5G, spinte da ingenti investimenti da parte delle Telco, migliorerà ulteriormente la diffusione dell’Industrial IoT. La possibilità, di creare reti private ad alta densità permetterà non solo una maggiore implementazione, ma anche la connessione di un numero significativo di sensori, macchinari, veicoli e robot, oltre alle la possibilità di utilizzare maggiormente la realtà aumentata e virtuale a supporto dei “connected worker”.

Uno degli elementi di freno resta quello della sicurezza, ma la tendenza sarà di andare verso ambienti micro-segmentati (on-premise e/o basati su cloud), più pronti a reagire e ridurre così la probabilità di successo di nuovi tipi di attacchi.

Se, inoltre, negli scorsi anni le tecnologie Industrial Internet of Things sono state utilizzate soprattutto per migliorare l’efficienza delle fabbriche e dei centri logistici, durante la pandemia nuovi investimenti sono andati nel migliorare la sicurezza dei lavoratori. Il trend di lungo periodo, tuttavia, coinvolgerà direttamente i consumatori finali. La raccolta e l’elaborazione dei dati di utilizzo non riguarderà, infatti, solamente i macchinari di produzione, ma anche l’uso dei prodotti finiti.