L’Irish Data Protection Commission (Dpc), la Commissione irlandese per la protezione dei dati, ha chiesto a Facebook, attraverso un ordine preliminare, di sospendere il trasferimento dei dati degli utenti dall'Unione Europea agli Stati Uniti. Un portavoce del social ha confermato che il Dpc irlandese ha avviato un'indagine su questo aspetto.

L'ordine di sospensione preliminare fa seguito a una sentenza dello scorso 16 luglio della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nella quale si leggeva che “invalida la Decisione 2016/1250 sull'adeguatezza della protezione fornita dallo scudo Ue-Usa per la protezione dei dati”. In pratica è stato annullato l’accordo chiave per il trasferimento dei dati tra l'Ue e gli Stati Uniti (noto anche come Standard Contractual Clauses - Scc), mettendone in dubbio la legalità e la sicurezza, in quanto non proteggerebbe sufficientemente la privacy degli utenti. Si sostiene, infatti, che l’Unione Europea ha leggi più severe degli Usa e che il governo americano, secondo la propria normativa, potrebbe avere accesso a dati degli utenti Ue.

La decisione del tribunale dell'Ue è arrivata dopo che nel 2019 l'attivista austriaco per la privacy Maximilian Schrems si è opposto allo scudo per la privacy, affermando che i suoi dati Facebook venivano trasferiti negli Stati Uniti, dove i programmi di sorveglianza del governo potevano accedervi.

Il segretario al commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross si è detto "profondamente deluso" dalla decisione, aggiungendo che "i flussi di dati sono essenziali non solo per le aziende tecnologiche, ma anche per quelle di tutte le dimensioni e in ogni settore. Mentre le nostre economie continuano il recupero post Covid-19, è fondamentale che le aziende - inclusi gli oltre 5.300 attuali partecipanti allo Scudo per la privacy - siano in grado di trasferire i dati senza interruzioni, coerentemente con le forti protezioni offerte dallo Scudo per la privacy".

"Una mancanza di trasferimento sicuro, protetto e legale dei dati internazionali danneggerebbe l'economia e ostacolerebbe la crescita delle imprese basate sui dati nell'Ue, proprio mentre si cerca un modo per riprenderci a causa del Covid-19", afferma Nick Clegg, VP di Facebook per gli affari globali e le comunicazioni. Ha anche aggiunto che questo potrebbe significare che le aziende tecnologiche, gli ospedali e le università in Europa non possono utilizzare provider per il cloud o call center statunitensi al di fuori dell'Ue. "Gli effetti andrebbero a toccare il mondo degli affari e potrebbero avere un impatto su servizi pubblici critici, come la sanità e l'istruzione". Il Dpc irlandese ha rifiutato di commentare.