Facebook è spesso un’ottima, sicuramente una facile vetrina per le aziende di ogni categoria e dimensione. Fare marketing attraverso i social network è mediamente meno costoso di quanto non lo siano gli investimenti in advertising tradizionale, ma soprattutto questa strada implica strategie differenti di targetizzazione e di interazione con i clienti reali o potenziali. Ma quanto rende davvero investire su Facebook soldi o, almeno, tempo e risorse? Non poco, considerando che per 7.720 aziende europee la presenza su questo social network ha garantito 208 miliardi di euro di ricavi annui aggiuntivi. Su questo totale, circa 98 miliardi di euro sono dovuti agli incrementi di esportazioni dentro e fuori dall’Ue (58 e 40 miliardi, rispettivamente).

 

Così hanno affermato i manager delle 7.720 aziende, di 15 Paesi europei (Italia inclusa) e di undici settori di mercato, quando interpellati da un sondaggio di Copenhagen Economics, commissionato dalla stessa Facebook. Tra i risultati, pubblicati ora, spiccano i dati di cui sopra ma anche la stima del presunto impatto sull’occupazione: usando tecniche standard di modellazione economica, si può dedurre che Facebook abbia contribuito a creare circa 3,1 milioni di posti di lavoro in un anno.

 

(Fonte: "Empowering the European Business Ecosystem", Copenhagen Economics, 2020)

 

 

Come viene utilizzato Facebook

Le aziende intervistate hanno dichiarato di usare Facebook per promuovere il proprio marchio e i propri prodotti, innanzitutto, ma anche per comunicare con i clienti (tramite pagine di profilo e messaggistica), per raccogliere dati utili e come mezzo pubblicitario che consente di ampliare la clientela a costi relativamente contenuti. 

 

In particolare è ancora sostanziosa ma non sfonda la soglia della maggioranza la percentuali di chi sfrutta la piattaforma social per derivare insight, con i quali poter migliorare e rinnovare l’offerta: il 40%. Sono il 30% del totale, invece, le aziende che dicono di raccogliere feedback di vario genere allo scopo di migliorare la propria organizzazione interna e i propri processi. “Attraverso i social media e nello specifico attraverso le app e le tecnologie di Facebook, i clienti possono diventare parte del processo di co-produzione”, si legge nel report.

 

L’impatto dei social media sulle aziende italiane

Dati interessanti sulle Pmi italiane ci giungono da un altro sondaggio, realizzato da Ipsos (sempre su commissione di Facebook) su dipendenti e titolari di piccole e medie imprese. Il 44% degli interpellati ritiene che le diverse app della piattaforma, cioè Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp, favoriscano lo sviluppo del business; il 40% pensa che abbiamo contribuito a rafforzare le loro attività.

 

I benefici specifici variano, risultano più o meno accentuati per l’una o per l’altra applicazione. Nel 44% dei casi, Facebook ha aiutato l’azienda a incrementare le vendite, sia sul mercato sia sul mercato domestico sia su quello internazionale. Stessa validità è riconosciuta a Instagram dal 48% degli intervistati, mentre per il 55% questa piattaforma ha permesso di entrare in contatto con nuovi clienti.

 

I meriti di Messenger, invece, sono soprattutto quelli di permettere di entrare in contatto con nuovi clienti (nel 49% dei casi) e di contribuire al miglioramento della customer satisfaction (42%). Anche WhatsApp è stato provvidenziale per raggiungere nuovi clienti, in modo più semplice e rapido, per il 51% delle Pmi.