Facebook è caduta in piedi, forse a distanza di tempo dai pasticci del Russiagate e di Cambridge Analytica possiamo dirlo. Strascichi ci sono stati, certo, fra class action, multe e interrogazioni parlamentari, ma in compenso la campagna nata sull’onda del secondo scandalo, quella che invitava ad abbandonare il social network, si è spenta rapidamente. Infatti Facebook nel terzo trimestre del 2019 ha conteggiato 2,45 miliardi di utenti attivi su base mensile, l’8% in più rispetto all’analogo periodo del 2018, e 1,62 miliardi di utilizzatori quotidiani (+9% anno su anno). 

La crescita si è sostanzialmente dimezzata da un anno all’altro, ma ancora prosegue. E includendo nei conteggi non soltanto la piattaforma social ma anche Messenger, Whatsapp e Instagram si arriva a circa 2,8 miliardi di utilizzatori abituali (e fra costoro 2,2 miliardi di persone usano questi servizi ogni giorno). Nei risultati del terzo trimestre c’è anche l’ottimo incremento dei ricavi, saliti del 29% anno su anno, a quota 17,38 miliardi di dollari e oltre le stime degli analisti di Wall Street. L’utile netto è salito, invece, del 19%, fino a 6,09 miliardi di dollari, e un altro indicatore di buona salute per l’azienda è l’incremento (+28% anno su anno) del numero di dipendenti, 43.030.

 

 

(Numeri in milioni. Fonte: Facebook)

 

“Abbiamo avuto un buon trimestre e la nostra community e le nostre attività continuano a crescere”, ha commentato il Ceo, Mark Zuckerberg, in una nota scritta. “Siamo concentrati sul fare progressi in questioni sociali rilevanti e sulla costruzione di nuove esperienze che migliorino la vita delle persone nel mondo”. Considerazioni un po’ retoriche, come d’abitudine dei commenti di Zuckerberg, che d’altra parte aveva sottolineato la missione di miglioramento della società anche in occasione dell’annuncio di Libra, la (poi contestatissima) criptovaluta apparentemente ancora nei programmi. 

Zuckerberg difende gli spot politici
Più significative, forse, le frasi che l’amministratore delegato si è lasciato scappare nella conferenza stampa in collegamento telefonico con gli analisti. Contrapponendosi alla scelta di Twitter di vietare gli annunci pubblicitari politici, Facebook sta tentando di dribblare i rischi della disinformazione con nuove regole e procedure, che impongono un giro di vite sui profili falsi e sulle fake news. Zuckerberg ha detto che “in una democrazia non credo sia giusto che società private blocchino i politici o le notizie. E sebbene in passato abbia preso in considerazione l’idea di non veicolare queste inserzioni pubblicitarie e continuerò a farlo, nel complesso finora credo che dovremmo continuare”

Il Ceo ha ammesso che talvolta è difficile capire dove stia il confine tra informazione e propaganda, ma che di certo non si possono censurare messaggi che parlano di pari opportunità o cambiamento climatico. “Credo che l’approccio migliore sia aumentare la trasparenza”, ha detto Zuckerberg, per poi sottolineare il fatto che su Facebook sia possibile visionare l’audience e il denaro speso per ciascuna inserzione pubblicata. A suo dire, la scelta non è una questione economica: sul fatturato annuale, i ricavi delle pubblicità a tema politico pesano meno dello 0,5%.