Facebook ci ha provato, come si suol dire, ma l’Unione Europea ritiene che spetti alle istituzioni, e non a un social network, il compito di dettare nuove regole sul funzionamento di Internet. Da tempo ormai, sulla scorta degli scandali del Russiagate e di Cambridge Anaytica e delle multe ricevute, la società di Menlo Park sta cercando di riposizionarsi agli occhi del mondo, proponendosi come una piattaforma più etica e attenta alla privacy. Mark Zuckerberg non ha voluto rinunciare (al contrario di quanto deciso da Jack Dorsey per Twitter) ai guadagni derivanti dagli spot politici durante il periodo di campagna per le elezioni statunitensi del 2020, ma in compenso si mostra impegnato in prima fila nella lotta alle bufale e all’hate speech. Attualmente, stando alle dichiarazioni fatte da Zuckerberg alla Security Conference di Monaco, lavorano per la sua azienda 35mila collaboratori incaricati di verificare contenuti ed eventualmente rimuoverli o procedere con la cancellazione degli account falsi.

 

L’anno scorso il Ceo aveva lanciato un appello alle istituzioni politiche, chiedendo di collaborare con Facebook e con le altre piattaforme online per definire nuove regole per i contenuti online. “È impossibile rimuovere da Internet tutti i contenuti nocivi”, aveva detto l’amministratore delegato, “ma quando le persone utilizzano decine di diversi servizi per la condivisione, ciascuno con le proprie regole e procedure, c’è bisogno di un approccio più standardizzato”.

 

Ora la società torna a battere sullo stesso tasto. Facebook ha appena pubblicato un documento programmatico, titolato “Charting a Way Forward: Online Content Regulation”, in cui vengono proposte alcune regole riguardanti il diritto di pubblicare o censurare alcuni contenuti e la responsabilità delle piattaforme digitali.

 

Come trovare il giusto equilibrio tra libertà di espressione e blocco dei contenuti falsi e offensivi? Secondo Facebook è necessario che le piattaforme digitali facciano del loro meglio per favorire le segnalazioni degli utenti sui contenuti inappropriati (con “canali user-friendly per le segnalazioni”) e con periodici report sulle attività svolte.  L’azienda chiede poi alle istituzioni di potenziare i controlli sulle piattaforme online, ma senza poter imporre dall’alto la cancellazione di un contenuto. “Le leggi che limitano la libertà di espressione di solito vengono fatte applicare dalle forze dell’ordine e dai tribunali”, si legge nel documento. “La moderazione dei contenuti su Internet è sostanzialmente diversa. I governi dovrebbero creare delle norme per affrontare questa complessità, che riconoscano le preferenze degli utenti e le variazioni da un servizio Internet all’altro, che possano essere applicate su larga scala e che ammettano la flessibilità di linguaggi, tendenze e contesto”.

 

Quanto al tema della responsabilità delle piattaforme digitali sui contenuti pubblicati, Facebook tenta di mettere le mani avanti. A detta dell’azienda, le regole che puniscono un editore per aver diffuso contenuti offensivi o illegali non possono essere applicate a Internet. “Per quanto facciano del loro meglio per contrastare la diffusione di contenuti nocivi, le piattaforme Internet sono gli intermediari e non gli autori di questi discorsi, e sarebbe infattibile e dannoso pretendere che approvino ogni singolo post prima di pubblicarlo”. 

 

Facebook chiede poi che eventuali regole nazionali sui contenuti online rispettino “la natura globale di Internet” e siano interoperabili con altri regolamenti. Il documento si chiude con un invito: “Speriamo che il white paper pubblicato oggi contribuisca a stimolare future discussioni sulla regolamentazione dei contenuti online”. 

 

 

Peccato che Thierry Breton, commissario Ue per il mercato interno e i servizi, non abbia preso troppo bene questo tentativo di Facebook di suggerire alle istituzioni come comportarsi. “Non siamo noi doverci adattare a questa azienda, è l’azienda a doversi adattare a noi”, ha dichiarato Breton ai giornalisti al termine del breve incontro avuto con Zuckerberg a Bruxelles. Il commissario ha anche sottolineato che le aziende come Facebook devono farsi carico del proprio ruolo, del peso che hanno sulla società e sull’economia, “e non stare ad aspettare che i legislatori o i governi ti dicano quello che devi fare”.

 

Vera Jourova, commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l'uguaglianza di genere, al termine del suo incontro con il Ceo di Menlo Park ha rincarato la dose, spiegando che “Facebook non può rigettare tutta la responsabilità. Facebook e il signor Zuckerberg devono porsi una domanda su che tipo di azienda vogliano essere e su quali valori vogliano promuovere”.