Huawei adesso fronteggia anche l’opposizione di Google, Intel e Qualcomm. Una tra le società tecnologiche di maggior successo degli ultimi anni, colosso nel campo degli smartphone ancor da prima degli apparati di rete (con l’opportunità del 5G a far da volano alla crescita del business nei prossimi anni), l’azienda cinese è anche una tra le più contestate e osteggiate. Le ragioni sono ormai arcinote: a Washington si sospettano legami compromettenti tra Huawei e il governo di Pechino e si tema l’eventualità di backdoor installate nel firmware o nel software degli apparati di rete cinesi. O se non altro questa è la motivazione ufficiale, verosimilmente intrecciata a ragioni di protezionismo commerciale. Sia come sia, a pochi giorni dalla formale messa al bando negli Stati Uniti, con un ordine esecutivo di Donald Trump che richiama quello del 2018 contro Zte, ora Huawei si ritrova con un’altra gatta da pelare. Anzi, tre.

 

Google, per prima, e Intel e Qualcomm a seguire, hanno deciso di interrompere le rispettive forniture di software, servizi e semiconduttori finora venduti al cliente cinese. Più precisamente, Reuters riporta l’indiscrezione di una “fonte a conoscenza dei fatti” che sabato scorso ha svelato all’agenzia di stampa che, appunto, Google avrebbe sospeso le attività commerciali che la legavano a Huawei relativamente alla fornitura di “hardware, software e servizi tecnici, tranne quelli pubblicamente disponibili tramite licenza open source”. La società di Mountain View è poi intervenuta con una dichiarazione ufficiale, spiegando: “Ci siamo conformando all’ordine e valutando le implicazioni”.  Va detto però che l’ordine esecutivo della Casa Bianca vieta in blocco alle  società statunitensi di acquistare da Huawei componenti hardware, software e servizi tecnologici, ma non esclude del tutto l’operazione inversa. Per vendere, però, è necessario ottenere un permesso governativo.

 

Dunque per il momento Google ha scelto di adeguarsi alla regola generale. E sembra davvero lontana nel tempo la collaborazione che, solo quattro anni fa, portò le due aziende a realizzare a quattro mani lo smartphone Nexus 6P. “Per gli utenti dei nostri servizi”, ha aggiunto senza troppi dettagli il portavoce di Big G, “Google Play e le difese di sicurezza del Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti”.

 

 

 

Dalle pagine di Bloomberg è poi giunta notizia di quattro grandi produttori di semiconduttori, cioè Intel, Qualcomm, Broadcom e Xilinx, anch’essi già immediatamente allineati alle volontà di Trump. Queste aziende, a detta di fonti confidenziali, “hanno comunicati ai propri dipendenti che non riforniranno più Huawei fino a ordine contrario”. Huawei deve sperare a questo punto in una marcia indietro e scongiurare un ulteriore allargamento di questa politica a tutta la supply chain. Intel è per l’azienda di Shenzhen uno tra i principali fornitori di chip per i propri server, mentre Qualcomm è il punto di riferimento per processori e modem da smartphone. Da Xilinx, invece, Huawei acquista chip programmabili da usare negli apparati di rete, da Broadcom i processori per gli switch. Come sottolineato da un analista di Rosenblatt Securities, Ryan Koontz, la cinese è “fortemente dipendenti dai semiconduttori statunitensi e risulterebbe fortemente azzoppata senza la fornitura di componenti chiave di produzione Usa”. Se la messa al bando non sarà revocata, l’intera Cina rischia seri ritardi nella realizzazione delle proprie infrastrutture 5G.

 

Aggiornamento:

 

La società di Shenzhen ha commentato la decisione di Google con una dichiarazione scritta, in cui si sottolinea che “ Huawei ha apportato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Essendo uno dei principali partner a livello globale di Android, abbiamo lavorato assiduamente sulla loro piattaforma open source per sviluppare un ecosistema di cui hanno beneficiato sia gli utenti che l'intero settore. Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti gli smartphone e tablet Huawei e Honor esistenti, ovvero quelli già venduti o ancora disponibili in tutto il mondo. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza d’uso a tutti gli utenti a livello globale”.