Ieri è stato il turno di Eric Schmidt al Mobile World Congress di Barcellona. L'AD uscente di Google ha toccato diversi argomenti, celebrato il successo di Android, presentato nuovi prodotti, e commentato i fatti recenti del settore.

Schmidt è soprattutto soddisfatto da Android, che è il sistema mobile di maggior successo e che corre spedito verso la prima posizione mondiale. 350.000 nuove attivazioni al giorno e già 150.000 applicazioni nel market place: numeri che giustificano più di un brindisi, e che hanno reso possibile il sorpasso degli smartphone sui PC (Gli smartphone battono i PC, Android piglia tutto). E la situazione di Android può solo migliorare, in vista di aggiornamenti più frequenti e di una fusione tra la versione per tablet (Honeycomb) e quella per smartphone (Gingerbread).

Sempre a proposito di Android Schmidt ha presentato Movie Studio, applicazione per tablet dedicata alla modifica e alla creazione di video multimediali. Un concorrente diretto di iMovie di Apple, che potrebbe avere il vantaggio della gratuità.

La strada passa, come ogni cosa quando si parla di Google, dalla gestione dei dati personali degli utenti. Sono questi infatti lo strumento principe per fornire ricerche sempre più raffinate e servizi sempre più personalizzati. E sono anche un argomento da prendere con le molle: Schmidt ha evidentemente imparato la lezione, e invece di battutacce sull'argomento ieri si è ricordato di ripetere – anche troppo – che "faremo ogni cosa solo con il vostro permesso".

L'unico neo in questo quadro idilliaco è rappresentato dell'alleanza tra Nokia e Microsoft (Nokia e Microsoft insieme contro Android e Windows al posto di Symbian: azzardo o virata necessaria?). Google, ammette Schmidt, ha tentato più volte di convincere il gigante finlandese a scegliere Android, senza successo. Non è escluso tuttavia che in futuro le cose non cambino: forse tra qualche tempo vedremo terminali Nokia con sistema operativo Android.  

Schmidt ha trovato anche il tempo di commentare su un tema "caldo" degli ultimi tempi, vale a dire il rapporto con gli operatori telefonici. Da una parte abbiamo dirigenti, come l'italiano Bernabé, secondo cui i cosiddetti "over the top" (le aziende che operano al di sopra delle infrastrutture, come Google, Facebook, Apple, Microsoft, e così via) dovrebbero partecipare delle spese per migliorare l'infrastruttura, in particolare quella mobile. Un'idea che era stata lanciata circa un anno fa da Cesar Alierta e Julio Linares, dirigenti della spagnola Telefonica.

Gianfanco Bernabé vorrebbe che Google sostensse lo sviluppo delle infrastruttre

Lo stesso Alierta, poche ore prima dell'intervento di Schmidt, si era detto "ottimista" sulla possibilità di trovare un punto di accordo.  E poi Gianfranco Bernabé, neoeletto presidente della GSMA Association, aveva ribadito il concetto, affermando che Google, Facebook e gli altri devono partecipare agli investimenti (cioè pagare in contanti la loro parte), perché "la rete (mobile) costa".

Schmidt, diplomaticamente, rimanda al mittente le richieste: Google ringrazia gli operatori per gli sforzi fatti, e sostiene che debbano essere "adeguatamente ricompensati"; ma di partecipare agli investimenti? No, di quello non se ne parla nemmeno.

E così le raccomandazioni di Neelie Kroees, commissario UE che auspicava una "cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti", diventano parole al vento. Un vento che, a quanto pare, potrebbe presto trasformarsi in tormenta.