Google ce l’ha fatta: l’acquisizione di Fitbit è stata finalmente completata. Non è stato un iter semplice né rapido, poiché il via libera della Commissione Europea è arrivato, lo scorso dicembre, dopo oltre un anno dall’annuncio dell’accordo di acquisizione, del valore di 2,1 miliardi di dollari. Nell’estate del 2020 la Commissione aveva avviato un’indagine per verificare se l’operazione societaria potesse dare a Google un eccessivo potere e un eccessivo controllo sui dati sanitari dei clienti di Fitbit. 

Gli smartwatch e i bracciali fitness, come noto, raccolgono e inviano alle aziende produttrici una grande quantità di dati di geolocalizzazione e informazioni sullo stato di salute, sulle caratteristiche di età, peso e sull’attività fisica degli utenti. La Commissione ha scelto di non porre un veto sull’acquisizione, a patto però che Google non utilizzi a fini pubblicitari i dati raccolti dai dispositivi Fitbit. Non potrà, dunque, proporre spot di integratori alimentari a persone che soffrono di pressione bassa né far visualizzare la pubblicità di un personal trainer a chi proprio non riesce a perdere peso. Inoltre i dati di Fitbit non potranno comunicare con tutte le altre informazioni generate e raccolte da Google sulle sue numerose piattaforme.

Fin dall’inizio, l’accordo ha riguardato i dispositivi e non i dati”, ha scritto sul blog ufficiale di Google Rick Osterloh, senior vice president della divisione Devices & Services , “e siamo stati chiari fin da subito sul fatto che proteggeremo la privacy degli utenti di Fitbit. Abbiamo lavorato con i regolatori internazionali su un approccio che salvaguardia le aspettative di privacy dei consumatori, e questo include una serie di impegni vincolanti i quali confermano che i dati di salute e benessere degli utenti Fitbit non verranno usati per le inserzioni di Google e saranno separati dagli altri dati pubblicitari di Google”.

La società, inoltre, si è impegnata a garantire (tramite l’accesso alle Api di Android) l’interoperabilità tra gli smartphone Android e i dispositivi Fitbit. Questi ultimi potranno continuare a collegarsi con servizi di fornitori terzi, per esempio per la sincronizzazione dei dati con altre app di allenamento sportivo e di monitoraggio della salute.

Fitbit occupa solidamente una nicchia del mercato dei wearable (considerando tutte le tipologie: da polso, visori, auricolari e altro), pur non essendo sul podio. A detta di Idc, nel terzo trimestre del 2020 il marchio ha venduto 3,3 milioni di dispositivi, volume corrispondente a un market share del 2,6%. Prima di lei, Apple (33,1% di quota mercato), Xiaomi, Huawei e Samsung.