Per Google gli iPhone sono sempre più salati. E il riferimento non è al prezzo al dettaglio dei melafonini (che sono comunque molto cari). Un report dell’analista Rod Hall di Goldman Sachs sottolinea come, quest’anno, il colosso di Mountain View pagherà circa nove miliardi di dollari al rivale di Cupertino per rendere il proprio motore di ricerca predefinito sul sistema operativo iOs. una “tassa” cresciuta in modo esponenziale nel corso del tempo, anche se cifre ufficiali non esistono. Anche perché lo stesso accordo fra i due colossi dell’hi-tech non è mai stato confermato dai diretti interessati. Tracce di una collaborazione commerciale sono emerse però durante il processo fra Oracle e Google (la prima azienda accusava la seconda di aver utilizzato impropriamente Java per sviluppare Android): nella documentazione legale depositata dagli avvocati era contenuta la cifra versata da Big G alla Mela nel 2014, pari a un miliardo di dollari.

Il dato sarebbe poi passato a tre miliardi nel 2017 e, secondo Goldman Sachs, l’anno prossimo lieviterà a 12 miliardi. Per la banca d’affari, l’impegno economico a cui è chiamata Google vale sicuramente il prezzo del biglietto: Hall considera Apple uno dei principali canali di acquisizione di traffico per il gruppo di Mountain View. Big G genererebbe infatti circa metà dei propri ricavi pubblicitari tramite dispositivi iOs.

Tutti contenti? Non proprio. L’eccessiva esposizione di Cupertino al mercato pubblicitario (tipicamente ciclico) potrebbe aprire in futuro qualche breccia nei conti della società guidata da Tim Cook. Nel 2017 il dato relativo ai costi di acquisizione del traffico (Tac) di Apple ha costituito il 24 per cento dell’intero fatturato del gruppo relativo ai servizi, superando di gran lunga gli introiti di iCloud e Apple Music.

Legarsi eccessivamente ai denari elargiti da Google, pur rappresentando al momento un’entrata consistente, potrebbe quindi trasformarsi in un boomerang per la Mela e indicare che, a conti fatti, il suo business dei servizi non sia poi così granitico. Non è un caso che il board guidato da Cook stia cercando sempre più di diversificare le fonti di fatturato, in modo da non dipendere troppo dall’iPhone e dai servizi a esso collegati.