Una nuova multa per abuso di posizione dominante si abbatte su Google. Nuova, ma in realtà vecchia: era il 2015 quando la Commissione Europea avviava un’indagine su presunte pratiche commerciali illegali riguardanti Android, e a tre anni di distanza era arrivata la multa da 4,34 miliardi di euro. Secondo l’antitrust Ue, l’azienda californiana avrebbe approfittato del posizionamento del proprio sistema operativo per imporre agli Oem e agli operatori di telefonia le proprie app, tra cui Chrome e Google Search, e impedire personalizzazioni di Android..

 

Ora il Tribunale dell’Unione Europa (organo interno alla Corte di Giustizia) ha confermato la la multa, pur riducendone leggermente l’importo a 4,125 miliardi di euro. È stata annullata, infatti, la decisione che considerava come abuso di posizione dominante gli accordi di ripartizione del fatturato per portafoglio.

"Siamo delusi dal fatto che la Corte non abbia annullato integralmente la decisione”, ha dichiarato un portavoce di Google. “Android ha incrementato per tutti, e non ridotto, la possibilità di scelta e supporta migliaia di aziende di successo in Europa e nel mondo”. La società potrà impugnare la decisione, lasciando passare due mesi e dieci giorni dalla data di notifica.

Per Google piove sul bagnato, dato che dall’altra parte del mondo, in Corea del Sud, l’autorità per la privacy (Personal Information Protection Commission) ha sanzionato l’azienda di Mountain View con una multa da 71,8 milioni di dollari. La multa è in realtà duplice, rivolta a Meta oltre che a Google: dovranno pagare, rispettivamente il corrispettivo in won sudcoreani di circa 22 milioni di dollari e di circa 50 milioni di dollari. Entrambe le società, a detta del garante, hanno raccolto dati di navigazione (sia sulle proprietà Google e Meta, sia altrove nel Web) dagli utenti in assenza di esplicito consenso. Come dichiarato da un portavoce della società di Mark Zuckerberg a TechCrunch, Meta intende muoversi per vie legali per cercare una conciliazione o, eventualmente, rivolgersi a un tribunale per ottenere una revoca della sanzione. Meta, in ogni caso, ha una multa di maggiore entità sulle spalle: i 500 milioni di euro richiesti lo scorso anno dall’Autorité de la Concurrence francese per violazioni di privacy.

Intanto, tornando a Google, ulteriori problemi potrebbero presentarsi a breve negli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni, la società starebbe dialogando con il Dipartimento di Giustizia per evitare un nuovo procedimento legale (dopo quello del 2020) incentrato sull’accusa di abuso di posizione dominante tramite Google Search.