Huawei, il primo produttore di smartphone al mondo nel secondo trimestre 2020 (fonte Canalys), ha affermato, secondo quanto riportato da Associated Press, che sta esaurendo i chip a causa delle sanzioni statunitensi. Richard Yu, Ceo della business unit consumer di Huawei, ha affermato che a partire dal prossimo mese l’azienda cinese non sarà più in grado di produrre i propri chipset Kirin a causa della continua pressione economica da parte degli Stati Uniti.

"Sfortunatamente, nel secondo round di sanzioni statunitensi, i nostri produttori di chip hanno accettato ordini solo fino al 15 maggio. La produzione terminerà il 15 settembre", ha spiegato Yu. "Quella di quest’anno potrebbe essere l'ultima generazione di chip di fascia alta Huawei Kirin". Il Mate 40, il cui rilascio è previsto per settembre, potrebbe essere quindi l'ultimo telefono con un chip Kirin.

Gli Stati Uniti hanno accusato Huawei di avere inserito una backdoor nell'infrastruttura di rete per aiutare il governo cinese nelle sua azioni di spionaggio. Nonostante l’azienda abbia negato ogni responsabilità e abbia respinto le accuse, a maggio 2019 l'amministrazione Trump l’ha inserita, insieme ad altre 114 affiliate, nell’Entity List, il che significava che le aziende statunitensi non potevano vendere tecnologia a Huawei senza l'esplicita approvazione del governo degli Stati Uniti.

Ha significato anche che a Google è vietato fare affari con Huawei: l’azienda cinese non ha quindi più potuto ottenere una licenza Android e i suoi telefoni sono venduti senza i servizi e le app Google. L'ordine esecutivo ha fatto riferimento all'International Emergency Economic Powers Act per giustificare il divieto, nel quale si legge che "l'apertura deve essere bilanciata dalla necessità di proteggere il nostro paese dalle minacce critiche per la sicurezza nazionale".

Trump in seguito ha esteso l'ordine fino a maggio 2021. Quindi, a maggio, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha modificato le regole di esportazione, bloccando le spedizioni di semiconduttori a Huawei per "colpire strategicamente l’acquisizione di semiconduttori che sono il prodotto diretto di alcuni software e tecnologie statunitensi".

Questa regola ha impedito ai produttori stranieri di semiconduttori, che utilizzano software e tecnologia americani, di spedire i loro prodotti a Huawei a meno che non avessero prima ottenuto una licenza dagli Stati Uniti. A maggio Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), il più grande produttore di semiconduttori al mondo, ha bloccato gli ordini per l'unità HiSilicon di Huawei.

Il produttore di chip americano Qualcomm, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, ha chiesto all'amministrazione Trump di allentare le restrizioni sulla vendita di componenti a Huawei e di consentirgli di vendere chip all’azienda cinese per l'utilizzo nei suoi telefoni 5G.