Ibm archivia un buon trimestre, fotografia di un business in salute nonostante il calo delle vendite di hardware. Una conseguenza delle profonde trasformazioni del mercato degli ultimi anni, segnati dalla migrazione in cloud di molte attività e applicazioni aziendali. Ma d’altra parte Ibm ha saputo adattarsi e assecondare la tendenza, sviluppando dapprima una propria offerta cloud e poi allargandosi nel territorio del Platform as a Service con l’acquisizione di Red Hat. Nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2021 i ricavi hanno toccato quota 18,75 miliardi di dollari, superando le stime degli analisti di Yahoo Finance (che pronosticavano 18,26 miliardi), mentre l’utile per azione adjusted è stato di 2,33 dollari (contro i 2,29 dollari previsti). I numeri, migliori delle attese, hanno innescato un rialzo del titolo del 3% nella contrattazione afterhours.

 

Nel trimestre, i ricavi della divisione Cloud & Cognitive Software sono cresciuti del 6% anno su anno (o del 2% considerando gli aggiustamenti valutari), per un valore di 6,1 miliardi di dollari. In questa categoria di offerta rientrano le piattaforme di cloud e dati (+12%, il segmento include i software Ibm Cloud Pak), le piattaforme di Transaction Processing (scese del 7%), le applicazioni cognitive di Watson (+12% per queste ultime, che includono anche soluzioni per la sicurezza e l’intelligenza artificiale). Le vendite dei Global Business Services sono aumentate invece del 12% (o 7% considerando gli aggiustamenti valutari), per un valore di 4,3 miliardi di dollari. Altri 6,3 miliardi di dollari sono derivati dai Global Technology Services, cioè di servizi di infrastruttura e cloud e di supporto tecnologico. 

 

Il segno meno caratterizza invece la divisione Systems, che include le vendite di server, macchine per lo storage e sistemi operativi: gli 1,7 miliardi di dollari di ricavi rappresentano un calo del 7,3% anno su anno (o del 10,2% considerando gli aggiustamenti valutari). Scende anche la divisione Global Financing, che comprende servizi di finanziamento e vendita di dispositivi usati, e che rappresenta una piccola fetta del giro d’affari (242 milioni di dollari nel trimestre, in calo dell’8,6% anno su anno). Decisamente buono, invece, l’andamento dell’offerta Red Hat, i cui ricavi sono cresciuti del 17% anno su anno.

 

“Nel secondo trimestre”, ha commentato Arvind Krishna, presidente e Ceo di Ibm, “l’adozione da parte dei clienti della nostra piattaforma di cloud ibrido ha contribuito alla solida performance dei Global Business Services e del software, e ha trainato la più generale crescita dei ricavi. Allo stesso tempo, abbiamo continuato ad aiutare i nostri clienti a infondere la nostra tecnologia basata su intelligenza artificiale nei processi chiave del loro business. Siamo contenti dei progressi e restiamo nella tabella di marcia per ottenere un anno di crescita di fatturato e raggiungere i nostri obiettivi di flusso di cassa”.

 

James Kavanaugh, senior vice president e direttore finanziario di Ibm, ha sottolineato il miglioramento del margine operativo gli investimenti compiuti in “acquisizioni strategiche per rafforzare le nostre capacità nel cloud ibrido e nell’intelligenza artificiale”. A fine 2020 la società ha annunciato una serie di acquisizioni nell’ambito delle tecnologie di monitoraggio delle prestazioni applicative (Instana), consulenza su Sap (TruQua), fintech (Expertus Technologies) e Nordcloud ( implementazioni Cloud, trasformazione delle applicazioni e servizi gestiti). Di recente Jim Whitehurst, ex Ceo di Red Hat, ha lasciato l’incarico di presidente per regalarsi l’opportunità di diventare ancora amministratore delegato di una società tecnologica. Adesso altri importanti cambiamenti sono all’orizzonte: entro la fine dell’anno sarà realizzato l’annunciato spin-off dei servizi gestiti infrastrutturali, che confluiranno sotto una nuova azienda battezzata Kyndryl