Lavoro ibrido può significare flessibilità, libertà e produttività, ma soltanto se supportato da adeguate tecnologie.  Se le tecnologie mancano o sono inadeguate, l’esperienza di lavoro non sarà certo delle migliori. Questo era vero già ieri e oggi, nel post pandemia e nell’era del lavoro ibrido, lo è ancora di più. Secondo uno studio condotto da Forrester Consulting per conto di Vmware ("Optimizing Digital Employee Experience for Anywhere Work", condotto tra febbraio e marzo 2022 su 537 decision maker d’azienda), il  75% dei manager considera l'esperienza digitale dei dipendenti come una delle attuali priorità o addirittura la priorità numero uno.

Perché? La ragione principale, citata da otto intervistati su dieci, è che se l’esperienza digitale è buona i dipendenti saranno più produttivi. Inoltre (per il 75% dei dirigenti), i lavoratori saranno anche più fidelizzati, quindi motivati a restare in azienda e a sentirsi coinvolti nei progetti.  “Nell'ambiente di lavoro ibrido di oggi, le organizzazioni danno priorità all'esperienza digitale dei dipendenti come investimento essenziale”, ha commentato Shankar Iyer, senior vice president e general manager, end user computing di Vmware. “L'esperienza digitale dei dipendenti consente infatti ai dipendenti e ai team IT di avere un impatto positivo sulle attività e di lavorare al meglio. Un'esperienza digitale senza soluzione di continuità rappresenta oggi un fattore di differenziazione per le aziende che desiderano assumere e trattenere i migliori talenti".

Per ottenere questi risultati servono, naturalmente , le giuste tecnologie. Vengono subito alla mente la posta elettronica, la connettività a banda larga e naturalmente i computer, che devono essere sufficientemente potenti. Se questi elementi sono necessari (e probabilmente scontati), non sono però sufficienti. Le piattaforme di Unified Communication and Collaboration (Ucc) sono un altro ingrediente importante per il lavoro ibrido, così come in certi casi lo è la virtualizzazione desktop. 

 

 

Il passo ulteriore è l’adozione di piattaforme di Digital Employee Experience (Dex) complete, che possono includere l’accesso Single Sign-On, l’analisi delle attività dei dipendenti (per esempio, il tipo di utilizzo di dispositivi e app), la misurazione della loro soddisfazione e la risoluzione dei problemi da remoto. Le soluzioni più sofisticate, come quella di Vmware, prevedono anche l’uso di modelli di machine learning per rilevare le anomalie e far emergere in modo proattivo eventuali fattori critici che impediscono una esperienza ottimale.

Soluzioni come queste sono ancora poco diffuse, ma lo scenario è in trasformazione: nello studio di Vmware, solo il 25% degli intervistati ha detto di aver adottato una soluzione Dex completa, mentre il 60% prevede di adottarla nel breve o medio periodo (entro due anni). Il 42% delle aziende del campione si rivolge a tre, quattro o cinque vendor per la propria soluzione di Dex; il 19% si appoggia a un numero di fornitori compreso tra sei e dieci; il 3% a più di dieci. Per la stragrande maggioranza del campione (84%), il budget destinato alle soluzioni Dex coinvolgerà una quota compresa fra l’11% e il 25% del budget IT complessivo nei prossimi tre anni.