La recente esperienza della pandemia di Covid-19 ha portato in primo piano l’importanza di accelerare la digitalizzazione delle attività e di permettere una maggiore collaborazione delle persone in rete, in modo da facilitare il lavoro da remoto. Secondo la survey “Digital Business Transformation 2021” (DBT Survey) di The Innovation Group, le tre priorità delle aziende, in seguito alla situazione economica che si è creata con la pandemia, sono l’efficienza operativa/riduzione costi, una migliore agilità/flessibilità del business e la Digital Business Transformation. 

Come avviene il passaggio al digitale e al cloud, e quali sono i principali benefici per le aziende che hanno già iniziato questo percorso e che si rivolgono in particolar modo al cloud  per le successive innovazioni? Il tema è stato dibattuto durante l’evento “Cloud transformation: agilità ed efficienza nel new normal” dello scorso 14 aprile 2021, realizzato da TIG in collaborazione con Injenia e Google Cloud.

“Le aziende devono modernizzarsi e crescere anche all’interno nel digitale”, ha commentato Francesco Bellini, head of sales & marketing di Injenia. “Lo smart working ha subito un’accelerazione nell’ultimo anno, così come anche la domanda di maggiore flessibilità e agilità”. Questo si declina da un lato nel progresso della digitalizzazione e nel cambiamento dei processi aziendali, e dall’altro lato spostando in cloud applicazioni legacy dell’azienda (dall’Erp alle altre applicazioni business), per renderle raggiungibili da ogni persona e in ogni luogo.

“Osserviamo che, in tutti i settori, le aziende che innovano con il digitale sono in grado di fornire in modo più efficace prodotti e servizi da remoto”, ha detto Chiara Caroti, corporate segment lead, Italy & Malta di Google Cloud. “Tra i principali benefici troviamo l’eliminazione dei colli di bottiglia, grazie a un ridisegno dei processi aziendali all'insegna di efficienza e flessibilità, attraverso workflow automatizzati. Poi la soddisfazione del cliente: con infrastrutture agili, aumentano i feedback e gli scambi regolari con i clienti. Un terzo vantaggio è la possibilità di creare un ciclo virtuoso di innovazione all’interno dell’azienda. Per proseguire, menzioniamo la riduzione dei rischi: nessuna problematica può venire dimenticata perché il workflow meglio definito tiene in considerazione tutti gli aspetti. Migliora anche la comunicazione sia all’interno che all’esterno, un vero cambio di passo per la cultura dell’azienda. Infine, ma non per ultimo, migliora il processo di decision making”.

Nuove opportunità per il business nascono poi da un più ampio utilizzo dei dati o dalla disponibilità in molti ambiti di Big Data e da progetti di intelligenza artificiale e machine learning a essi collegati. Sempre secondo la “DBT Survey 2021” di TIG, sono una maggioranza le aziende che riconoscono oggi il valore strategico dei dati, ma ancora poche quelle in grado di fare innovazione basata sui dati, e, ancora meno, quelle che dichiarano di avere una cultura data-driven interna.

Quali sono i vantaggi, quali le nuove possibilità da tenere in considerazione, puntando a diventare un’azienda data-driven? Secondo Chiara Caroti, “Un data-driven business model vede nelle informazioni una delle risorse fondamentali per produrre vantaggio competitivo”. Poiché la trasformazione genera una vastissima mole di dati, chi riesce a tradurli in informazioni nel modo migliore riesce ad aggiudicarsi una fetta di mercato sempre maggiore, grazie alla creazione di data warehouse in cloud che aggregano velocemente dati provenienti da diverse fonti (sia on-premise sia in cloud).

Il modello su cui si basa un’azienda data-driven è riassumibile nelle “quattro V”, ossia: volume, varietà, velocità di trasmissione e valore generato dai dati. “Grazie al volume dei dati si possono creare prodotti e servizi più smart”, ha aggiunto Caroti. “La varietà dei dati aiuta a definire strategie di marketing più efficaci. La velocità di trasmissione dei dati aiuta ad esempio nel Finance a ridurre il numero delle frodi. Il valore generato dai dati è legato alla maggiore personalizzazione del prodotto o servizio”.

“La nostra esperienza è che il dato è centrale per qualsiasi settore”, ha commentato Francesco Bellini. “In molteplici ambiti, ad esempio nei beni di consumo, avere informazioni dirette dai clienti finali permette di realizzare, usando strumenti di Google Cloud, un progetto di data warehouse a vari livelli, aggregando dati relativi alle promozioni nei centri commerciali, dati interni delle vendite, originati dalle catene di distribuzione, e così via. Da qui, l’opportunità di generare una fotografia immediata degli andamenti del mercato nei diversi Paesi, dove si possono così evidenziare abitudini di consumo diverse”.

Sono emerse altre osservazioni sull’utilità del modello data drive, in particolare durante la presentazione di due casi di aziende italiane già avanti in questo passaggio al cloud. Gli interventi di Manuel Nardelli, IT Specialist di Thun, e di Paolo Perrucci, head of IT operations, infrastructures, network and security di Sara Assicurazioni, hanno segnalato: una notevole semplificazione delle attività, una riduzione delle terze parti per quanto riguarda la gestione delle infrastrutture, migliori prestazioni, sicurezza e time-to-market. E, non ultimo, la possibilità di rafforzare il ruolo interno dell’IT come motore di innovazione per l’impresa.

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