La tecnologia ha da tempo invaso i servizi bancari, in particolare con l’online banking e con la sua declinazione da “palmo di mano”, il mobile banking. Il futuro è carico di possibilità e incognite, di cui già intravediamo qualcosa buttando lo sguardo nel mondo dei servizi finanziari e consulenziali: l’uso del machine learning, per esempio, per l’analisi del rischio e per le scelte di investimento. Ora un’indagine condotta da Ipsos per conto di Ing getta luce sulle attese, sui desideri e sulle paure dei consumatori (anche italiani) in merito alla tecnologia applicata al banking. Tra gli intervistati del report, 14.500 utenti di 15 Paesi europei, gli abitanti dello Stivale mostrano di fare progressi nell’uso dello smartphone per attività come il controllo dell’estratto conto e dei movimenti, i bonifici o i pagamenti fatti attraverso Pos abilitati.

Nel giro di pochi anni, infatti, la quota di italiani che hanno usato una o più volte il mobile banking in dodici mesi è cresciuta sostanzialmente: sono stati  il 37% nel 2014, il 49% nel 2017, il 59% nel 2018. Altre nazioni hanno una propensione ancor più spinta verso il mobile banking, su tutte la Turchia, dove l’89% dei consumatori adulti vi ha fatto ricorso nel 2018, mentre non si scende sotto al 54% della Germania, ultima in classifica. La media dei 15 Paesi inclusi nello studio è, invece, del 70%.

Il mobile banking, spiegano gli autori del report, aumenta innanzitutto per via di un’offerta di servizi bancari a portata di app sempre più ricca. La curva di adozione è simile a quella di altre tecnologie: un piccolo gruppo di early adopter inaugura l’utilizzo, e a questa fase ne segue una di forte crescita che porta all’allargamento delle innovazioni al mercato mainstream. Un importante aspetto da considerare nell’affermazione del mobile banking è la sicurezza, che significa innanzitutto verifica dell’identità dell’utente. In Italia prevale una preferenza per l’autenticazione a due fattori, apprezzata dal 74% degli intervistati, ma la lettura dell’impronta digitale ottiene un quasi analogo tasso di gradimento, 72% (le percentuali di apprezzamento nella media europea sono invece, rispettivamente, 70% e 66%).

Fonte: “Ign International Survey - New Technologies 2019”

 

Open banking “sì”, intelligenza artificiale “con riserva”
Altri due temi sul piatto, molto dibattutti di questi tempi, sono l’open banking e il ricorso all’intelligenza artificiale in servizi bancari evoluti o “fai-da-te”, sempre meno dipendenti dal sapere umano. Sul primo argomento le opinioni sono abbastanza sbilanciate sul fronte dei favorevoli: l’82% degli italiani pensa che le banche debbano lavorare in sinergia tra loro, per assicurare che i metodi di pagamento più innovativi funzionino in ogni Paese e in ogni punto vendita. 

Sull’uso dell’intelligenza artificiale c’è, invece, qualche riserva in più. Sono appena il 17% gli italiani disposti a delegare a un software la responsabilità di prendere decisioni al loro posto, per esempio in merito alle strategie di risparmio e alle scelte di investimento. Per una percentuale più alta di persone, il 36%, è invece interessante l’opportunità di ricevere consigli da un software, pur di mantenere il controllo sulle decisioni finali.