La capacità delle aziende di ricavare valore di business dai dati dipende da quanto già oggi sono in grado di raccoglierli, elaborarli, memorizzarli e analizzarli a livello di edge, ovvero nei dispositivi connessi che li generano. A suggerirlo è uno studio realizzato da Vanson Bourne su commissione di Hpe Aruba, che ha interpellato 2.400 decision maker a livello mondiale, 100 dei quali in Italia.

L’82% del campione ritiene che uno sfruttamento più organizzato delle tecnologie IoT sia urgente per tradurre in qualcosa di concreto i dati che derivano dagli oggetti connessi: “Si tratta di un contesto già presente in diverse realtà anche italiane soprattutto nel mondo manifatturiero e nei servizi finanziari”, rileva Fabio Tognon, country manager di Hpe Aruba. “Chi ha sviluppato progetti ne ha ricavato benefici in termini di risparmio sui costi e recupero di efficienza, soprattutto nella gestione di siti e impianti. Tuttavia, skill shortage e problemi di sicurezza rappresentano ancora barriere importanti”.

A livello globale, il 78% di coloro che hanno implementato la produzione con tecnologie edge ha potuto sfruttare i dati per migliorare decisioni o processi di business. Questo si deve confrontare con il 42% che, invece, si trova ancora in fase di progetto pilota e con il 31% che intende avviare iniziative l’anno prossimo.

Uno degli elementi critici riguarda l’eccessiva quantità di dati che occorre gestire, indicati come un limite dal 33% del campione, mentre un altro 28% non riesce a tenere il passo in termini di capacità di elaborazione. Poco meno di un quarto delle aziende lamenta carenze di budget, competenze e capacità di razionalizzare fonti molto diverse fra loro. L’utilizzo di intelligenza artificiale e machine learning rappresenta un fattore di accelerazione per il 55% delle aziende.

Chi ha fatto più esperienza ha tratto vantaggi soprattutto in termini di miglioramento dell’efficienza e dei costi operativi (53%), ma anche di aumento della produttività della forza lavoro (47%): “Ma solo il 40% cita la creazione di nuovi prodotti, servizi e modelli di business differenziati, cosa che invece rappresenta il vero vantaggio competitivo dell’utilizzo dei dati derivati dall’edge computing”, sottolinea Tognon.

Fabio Tognon, country mmanager di Hpe Aruba Italy

Mentre le aziende continuano ad aumentare la propria dipendenza dai dati, è essenziale che questi siano analizzati ed elaborati in maniera affidabile e sicura in prossimità del punto in cui vengono generati. Le architetture di rete e i processi operativi tradizionali creati per supportare l'era del cloud e della mobilità devono adattarsi a queste nuove necessità.

Un modo per avvicinarsi al tema in modo oculato è far leva sugli use case già disponibili. In campo industriale, la predictive maintenance e la connessione di siti remoti sono ambiti applicativi già consolidati, ma non mancano esperienze anche in altri settori, come la sanità (monitoraggio automatico pazienti, asset tracking, servizi remoti), l’hospitality (sistemi contactless, guest experience), il retail (acquisto online, tracciamento dei prodotti) o l’education (sicurezza campus, lezioni personali): “Ormai i dati sono disponibili, ma ancora le aziende non sanno bene cosa farne e quindi è importante fare sperimentazione e analizzare gli use case per per comprendere cosa si adatta meglio”, conclude Tognon. “Hpe Aruba può supportare i clienti nella creazione di soluzioni tailor-made, con la possibilità di partire da progetti anche limitati e poi espandersi nel tempo”.