L’intelligenza artificiale può contribuire al rilancio e alla resilienza dell’Italia, ma a certe condizioni. Non bastano singole “missioni” del Pnrr di Mario Draghi, finalizzate alla trasformazione digitale: il digitale dev’essere pervasivo, deve attraversare l’intera opera di ricostruzione dell’economia e della società italiana, messe alla prova dalla pandemia di covid. È questa la posizione espressa da Anitec-Assinform, l'associazione italiana delle tecnologie dell'informazione legata a Confindustria, che al tema dell’intelligenza artificiale ha dedicato uno specifico tavolo di lavoro coinvolgendovi 18 aziende e organizzazioni (Accenture, Algowatt, Avaya, Cisco, Corvallis, Digital Magics, Eustema, Exprivia, Facebook, Farmalabor, Google, Gpi, Infocamere, Leonardo, Liguria Digitale, Maxfone, Microsoft, Nokia, Oracle, Reply e Tim).

 

A margine di una conferenza stampa in cui è stato presentato un whitepaper sul tema, il presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay, ha regalato parole di ottimismo: “Il 2020 è stato un anno in cui le tecnologie digitali hanno assunto una rilevanza importante e dimostrato potenzialità come cardine di ripartenza del Paese. Il mercato digitale ha chiuso il 2020 meglio del previsto, con una flessione di appena lo 0,6%, e ci possiamo ritenere soddisfatti”. Anche nel 2021 sono in miglioramento tutti i segmenti del mercato tecnologico, e in particolare i cosiddetti “digital enabler”, cioè cloud, Big Data, analytics e intelligenza artificiale.

 

“L’intelligenza artificiale è uno strumento abilitatore fondamentale della trasformazione digitale del Paese, è una rivoluzione all’interno della quarta rivoluzione industriale”, ha proseguito Gay. “Grazie al potenziale incredibile dell’AI potremo migliorare non solo il settore privato, ma anche l’efficienza della Pubblica Amministrazione”. L’Italia dovrà, però, colmare il divario la separa da altre economie avanzate, sia a livello di investimenti pubblici sia a livello di tasso d’adozione nel settore privato. Le caratteristiche del nostro tessuto imprenditoriale, fatto soprattutto di piccole e piccolissime realtà, non hanno certo favorito la diffusione di tecnologie d’avanguardia e fino a ieri molto costose. Diventate però più accessibili, oggi, grazie alle infrastrutture e alle piattaforme cloud. “Mai come ora le tecnologie della AI possono essere alla portata delle piccole e medie imprese”, ha sottolineato Gay. “Occorre infondere fiducia sulla opportunità che, speriamo, potranno essere concretizzate dal Pnrr”. 

 

 

Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform 

 

Il “cacciavite del futuro”

 

L’intelligenza artificiale potrà sostenere la ripartenza di molti settori industriali solo se le aziende e la Pubblica Amministrazione riusciranno a utilizzare efficacemente i dati (tanti, variegati e disgregati) che permettono agli algoritmi prima di “allenarsi” e imparare a ragionare, e poi di analizzare la realtà. Serve, quindi, una “strategia che ci deve vedere protesi verso il futuro”, ha detto Gay, “e stimolare la creazione di un ecosistema virtuoso, che coinvolga tutti gli attori e vada a vantaggio soprattutto delle piccole e medie imprese italiane. È necessaria quindi una visione di politica industriale che abbia un chiaro impegno sull’intelligenza artificiale, per integrarsi con il piano industria 4.0”.

 

Ha espresso un ottimismo con riserva anche Roberto Saracco, coordinatore del tavolo di lavoro sull’intelligenza artificiale di Anitec-Assinform: “Possiamo paragonare l’AI a un cacciavite, ma a un cacciavite del futuro: chiunque lo vede sa come usarlo e può usarlo perché ci sono le viti. Ma oggi le viti non ci sono. L’Italia non è in una buona posizione in merito agli investimenti e all’adozione dell’AI, e questo riflette in parte il fatto che siamo un Paese di piccole e medie imprese. Oggi però con le reti avversarie generative anche le piccole e medie imprese possono usare facilmente l’AI, dunque la situazione è destinata a cambiare”. 

 

Saracco ha anche sottolineato che è necessario concepire l’intelligenza artificiale non come una singola tecnologia bensì come un’infrastruttura: è questo che fa la Cina, il secondo colosso mondiale dell’AI dopo gli Stati Uniti. “Il concetto di infrastruttura e di sistema è fondamentale, perché consente ai nuovi arrivati di inserirsi e al settore di crescere”, ha detto Saracco. “Gaia-X ha un ruolo in questo percorso perché metterà a disposizione i dati, senza i quali i sistemi di AI non possono esistere”.

 

Il Prnn non è la risposta a tutti i problemi

 

In conferenza stampa Luca Carabetta, membro (per il Movimento 5 Stelle) della Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati, ha confermato che in Parlamento esiste la volontà di avviare il già annunciato Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, che avrà sede a Torino e per il quale c’è uno stanziamento di 40 milioni di euro per il 2021. “Riguardo al Prnn”, ha aggiunto Carabetta, “mi auguro che questa non sia l’unica opportunità per l’intelligenza artificiale. Il Pnrr ha stanziato risorse verticali su quest’ambito e risorse orizzontali su tutti i settori coinvolti, e ha dato avvio ai processi di transizione ecologica e digitale. Mi aspetto che nei prossimi anni, a seguito di questo innesco positivo, si continui a investire. Il Pnrr è positivo ma ha risorse limitate nel tempo e mi auguro che in futuro arrivino altri provvedimenti, sia economici sia di semplificazione e anche definitori, che possano abilitare i mercati e aprire nuovi spazi economici. Vedo il Pnrr non come la soluzione a tutti i problemi di questo Paese, ma come un buon punto di partenza per avviare il processo di transizione ecologica e digitale”.

 

“Con i 50 miliardi di euro dedicati dal Pnrr all’innovazione e con il Piano coordinato dell’Ue abbiamo ora una grande opportunità”, ha aggiunto Emanuela Girardi, fondatrice di Pop AI e membro del gruppo di esperti di intelligenza artificiale del Ministero dello Sviluppo Economico. “Il coordinamento è un aspetto fondamentale. Credo poi che bisognerebbe presidiare questi temi a livello governativo, all’interno dei governi. Francia e Germania lo fanno e mi auspico che questo avvenga anche in italia. Inoltre si potrebbero mettere insieme le eccellenze italiane e portarle a livello europeo con un approccio di sistema. Infine, possiamo portare queste tecnologie nella società con l’innovation hub presentato da Anitec-Assinform”. Per Girardi, sarà anche importante portare avanti attività di formazione sia nelle scuole sia nelle imprese: “Bisogna usare un approccio di formazione continua, perché in futuro esisteranno nuove professioni che oggi ancora non esistono”.