La grande promessa tecnologica dell’ultimo decennio, l’intelligenza artificiale, è ormai una realtà declinata in moltissimi settori, e la sua adozione da parte delle aziende è forte crescita. Restano, però, numerosi punti interrogativi circa l’etica e le implicazioni di privacy di queste tecnologie, e più banalmente (ma non troppo) nelle aziende spesso mancano competenze e ruoli dedicati ai progetti di Artificial Intelligence e Machine Learning, così come mancano le regole. Questo è il quadro emerso da uno studio di Juniper Networks, condotto in collaborazione con Wakefield Research e realizzato tra marzo e aprile attraverso 656 interviste a dirigenti e manager d’azienda di livello senior.

In generale, si è visto come la maggior parte delle aziende abbiano superato la fase di sperimentazione e proof-of-concept, arrivando finalmente ai progetti di adozione vera e propria. La pandemia di covid, con i suoi ben noti effetti di accelerazione digitale, ha probabilmente contribuito. Ma è anche evidente il confronto con la situazione di un anno prima: rispetto ai dati emersi da un’analoga indagine di Juniper Networks (realizzata a gennaio 2021 e pubblicata a poca distanza), i progressi sono notevoli. A inizio 2021 solo il 6% dei leader C-lever aveva detto di aver adottato in azienda soluzioni basate su intelligenza artificiale; tra marzo e aprile 2022, invece, il  63% ha detto di essere almeno a buon punto per raggiungere i propri obiettivi di adozione dell’AI.

E ben il 94% delle aziende del campione utilizza l’intelligenza artificiale, almeno in misura moderata, per supportare i processi decisionali. Inoltre l’AI è stata integrata nella gestione delle reti informatiche per ben il 93% delle aziende interpellate (i casi d’uso spaziano dalla gestione automatica della banda al rilevamento delle minacce). Ancora piccola, ma in forte crescita (dall’11% del 2021 all’attuale 27%) la quota di coloro che in futuro adotteranno soluzioni in cui l’AI sarà la componente fondamentale e abilitatrice.

 

I casi di utilizzo dell'intelligenza artificiale nelle aziende del campione

Innegabilmente, l’intelligenza artificiale può portare vantaggi. Il 70% delle aziende che hanno incorporato l’AI nella propria infrastruttura di rete ha constatato una migliore esperienza per gli utenti finali, e le percentuali salgono di qualche punto se si valuta l’esperienza del personale IT (75%) e dei responsabili della rete (74%). I dirigenti tendono a minimizzare il rischio di ricadute negative sui dipendenti: per la maggior parte dei manager senior, anzi, l’AI consentirà al personale IT di essere più innovativo (crede così il 55% dei C-level europei), di migliorare le proprie prospettive di carriera (54%) e di dedicarsi meglio alla customer experience (52%).

"L'AI è in definitiva pensata per eseguire operazioni al pari degli umani, ma su una scala molto più grande grazie all’automazione”, ha dichiarato Bob Friday, chief AI officer di  Juniper Networks. “Molti dei clienti Juniper stanno usando l’AI cloud nelle proprie reti per ridurre le richieste di supporto e quindi liberare i team IT dalla noia delle attività tattiche, permettendo loro di concentrarsi sul miglioramento dell’esperienza degli utenti”.

“Tuttavia”, ha proseguito Friday, “pur con tutti gli aspetti positivi, le aziende devono saper gestire in modo responsabile la diffusione dell’AI con un’idonea governance, così da anticipare le richieste del legislatore e minimizzare i possibili impatti negativi. In Europa, ad esempio, vediamo che il legislatore sta classificando come pericolosi certi casi d’uso dell’AI, iniziando a richiedere una certificazione CE. I regolamenti in tema di AI stanno cambiando rapidamente e le aziende devono considerare la governance come una priorità strategica”.

Su questo fronte, in effetti, c’è ancora molto lavoro da fare. Su scala globale, soltanto il 9% dei leader IT (e il 10% in Europa) considera completamente mature la governance e la policy della propria azienda per questioni che riguardano l'intelligenza artificiale, come per esempio la standard e processi responsabili, oppure la nomina di un responsabile dei progetti di AI. Circa metà degli intervistati, il 48%, pensa che per governare efficacemente l’AI. C’è poi anche un 35% di intervistati che ha indicato la disponibilità dei dati come la componente più critica per l’adozione dell’AI nel proprio settore.


Negli ultimi anni”, spiega Laurence Pitt, global security strategist di Juniper Networks, “molti governi europei hanno iniziato a regolamentare la raccolta, l’archiviazione e l’uso dei dati, spingendo le organizzazioni ad assumere un approccio più proattivo alla governance interna dell’AI per anticipare il legislatore e permettere alle proprie soluzioni AI di espandersi in modo sicuro. Di conseguenza, le organizzazioni stanno sviluppando policy complete per la governance dei dati e dell’AI per proteggersi da possibili danni sia finanziari sia di reputazione. Con la crescita continua dell’utilizzo dell’AI, vedremo sempre più iniziative mirate a gestirla e proteggerla efficacemente”. Stando alle interviste, un’azienda europea su due nel breve termine modificherà i propri schemi di formazione e sviluppo del personale per includere competenze su gestione, sviluppo e utilizzo dell’intelligenza artificiale.