Industria e logistica 4.0, edilizia basata su sensori, domotica, progetti di smart city: il mondo dell’Internet of Things è ampio ed eterogeneo, forse anche troppo per poterne dipingere un quadro d’insieme. Ma di certo il quadro si allarga, nel mondo e in Italia, come certificato dagli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Internet of Things PoliMi: nel 2019 il valore del mercato nazionale dell’IoT è cresciuto del 24% rispetto al 2018, arrivando a un giro d’affari di 6,2 miliardi di euro.

Di questa torta, due grandi fette sono rappresentate dai contatori intelligenti (1,7 miliardi di euro) e dalle tecnologie di connettività per le automobili (1,2 miliardi di euro). A contribuire alla crescita del mercato sono anche i servizi abilitati dagli oggetti connessi, in crescita del 28% e corrispondenti nel 2019 a un valore di 2,3 miliardi di euro, ovvero al 37% del mercato complessivo dell’IoT italiano.

Gli ambiti più in crescita sono però altri, cioè le soluzioni di smart home, quelle per l’industria e quelle per le smart city. A proposito di quest’ultima sfera, i dati raccontano che il 42% dei Comuni italiani da oltre 15mila abitanti ha avviato un qualche progetto nel corso degli ultimi tre anni, benché non tutti siano pienamente operativi e benché la collaborazione tra pubblico e privato non sempre funzioni bene, in modo integrato. I progetti di smart city italiani mirano principalmente a migliorare servizi al cittadino già esistenti (79% dei casi) e a introdurne di nuovi (51%), mentre in secondo piano ci sono benefici per l’ambiente (38%). Le iniziative sono ostacolate soprattutto dalla mancanza di competenze, dalla carenza di risorse economiche, dalla burocrazia e da difficoltà di coordinamento dei vari attori.

Per quanto riguarda l’adozione dell’IoT nelle aziende, come per altri ambiti di innovazione tecnologica si osserva uno spartiacque tra le grandi imprese  e le Pmi: nella prima categoria, il 54% delle realtà ha avviato almeno un progetto, mentre solo una piccola e media impresa su quattro ha iniziato a sfruttare gli incentivi del Piano Nazionale Industria 4.0 per attivare iniziative.

Le principali barriere che frenano le imprese nell’avvio di progetti I-IoT sono la mancanza di competenze (indicata dal 56% del campione dell’Osservatorio) e la scarsa comprensione dei benefici di queste soluzioni (44%). La situazione cambierà, ma non alla stessa velocità in tutte le aziende: soltanto il 44% prevede attività formazione sulle competenze IoT o l’assunzione di personale specializzato.