Samsung non vuol restare indietro nella corsa dell’intelligenza artificiale, che nel suo caso significa soprattutto lo sviluppo di processori calcolo “neurale”, le Npu (Neural Processing Unit). Questo genere di componente, dedito a eseguire calcoli di intelligenza artificiale, aveva fatto la sua comparsa in casa Samsung l’anno scorso sulla piattaforma Exynos 9820, un processore a otto core con modulo Lte integrato. Ora l’azienda ha fatto sapere di voler espandere il team di lavoro impegnato sulle Npu e attualmente composto da circa duecento persone: altre duemila si aggiungeranno da qui al 2030.

 

Non un’espansione immediata, dunque, ma significativa perché eq uivale a moltiplicare per dieci l’attuale impegno. E si tratta di numeri con un bel peso specifico, essendo il lavoro sulla Npu più specializzato e ad alto valore aggiunto. Inoltre, stando alle dichiarazioni ufficiali, anche le collaborazioni oggi in corso con istituti di ricerca e università si allargheranno, prevedendo anche attività di formazione in vari campi dell’intelligenza artificiale (in particolare del deep learning e dei processi neurali).

 

Questa strategia “rafforzerà le capacità delle Npu” di Samsung, “per estendere ulteriormente la portata delle sue soluzioni di intelligenza artificiale”. Il pensiero va subito agli smartphone di fascia alta a marchio Galaxy, su cui è presumibile debutteranno nei prossimi anni nuove capacità, installate su quelle attuali. Oggi come oggi, sui dispositivi mobili gli algoritmi di AI servono a far funzionare applicazioni di assistenza virtuale (nel caso dei telefoni Samsung, Bixby, e più in generale Google Android) e login biometrici, ma anche a potenziare le abilità fotografiche (con il riconoscimento automatico della scena e la conseguente ottimizzazione dei parametri di immagine) e a minimizzare i consumi di batteria. Inoltre, stando alle dichiarazioni d’intenti, “le applicazioni per le Npu di Samsung si espanderanno in ambiti quali i processori per l’automotive che alimentano l’infotainment di bordo e i sistemi di assistenza avanzata alla guida (Adas), così come i data center di prossima generazione, ottimizzati per i calcoli Big Data”.

 

 

Nella pentola dell’intelligenza artificiale, dunque, bollono molte più cose oltre agli smartphone. E così forse dev’essere necessariamente, considerati i rallentamenti del mercato dei dispositivi mobili, di cui anche Samsung sta subendo le conseguenze (benché sia ancora il primo marchio mondiale per volume di vendita). C’è poi un fine ultimo, ambizioso, annunciato dalla Corea del Sud al resto del mondo: la divisione System LSI Business e il Samsung Advanced Institute of Technology (cioè il laboratorio di ricerca e sviluppo dell’azienda) insieme puntano a sviluppare nuove tecnologie hardware. Fra queste, anche processori neuromorfici che potranno - così scommette Samsung - ragionare in modo simile al cervello umano.

 

Lo scorso aprile il colosso sudcoreano aveva fatto sapere di voler investire l’equivalente in won di 116 miliardi di dollari nelle attività relative ai chip logici, creando 15mila nuovi ruoli lavorativi in quest’area.