Il mercato del ride hailing ha gli occhi puntati su Singapore. Grab, definita la Uber del sud-est asiatico, incasserà un investimento di un miliardo di dollari da parte di Toyota. Una cifra di assoluto rispetto, che permetterà al colosso giapponese dell’auto di ottenere anche un posto nel consiglio di amministrazione di Grab. Il denaro servirà all’azienda per sviluppare ulteriormente i progetti sui veicoli connessi e altri servizi, come Grabfood e Grab Pay. La società asiatica è al momento presente in 217 città del continente, in otto Paesi, fra cui Indonesia, Thailandia e Vietnam. La base utenti supera i cento milioni e il fatturato del 2017 è ammontato a un miliardo di dollari. Con l’investimento di Toyota, il più consistente mai effettuato da una casa automobilistica in una società di ride sharing, Grab viene ora valutata in circa dieci miliardi.

La compagnia del presidente Ming Maa si sta distinguendo per un fervente attivismo sul mercato. A marzo Uber ha deciso di cederle le proprie attività nel sud-est asiatico, guadagnando in cambio una quota di minoranza nell’azienda. Una fetta comunque corposa, che si aggirerebbe tra il 25 e il 30 per cento. L’accordo al momento è però bloccato dai regolatori di diversi Paesi, preoccupati dallo strapotere che la compagnia potrebbe ottenere dal deal.

Il mercato del sud-est asiatico, popolato da circa 650 milioni di persone, si è dimostrato particolarmente ricettivo sul fronte dei servizi di mobilità 2.0. Megalopoli come Manila, Singapore e Bangkok, perennemente congestionate da un traffico infernale, sono terreno fertile per le startup che provano a rivoluzionare il settore dei trasporti. Uno dei principali “rivali” di Grab è l’indonesiana Go-Jek, già valutata in 4,5 miliardi di dollari e finanziata tra gli altri da Google e Tencent. L’uscita di Uber dall’area consentirà alla società di espandersi anche in Vietnam, Thailandia, Singapore e Filippine.