Spesso l’innovazione inizia dalla periferia, come nel caso delle Regioni, per arrivare poi agli organi centrali. Engineering ha realizzato numerosi progetti di rilievo con la Pubblica Amministrazione locale, alcuni anche utilizzando tecnologie di frontiera, come l’Intelligenza Artificiale. Ne abbiamo discusso con Dario Buttitta, general manager della divisione Pubblica Amministrazione e Sanità di Engineering.


 

Come vede, con la lente della tecnologia, le ultime nomine di dirigenti e Ministri?

 

Il fatto che un Governo nomini un Ministro dell’Innovazione è un buon segnale. Restituisce fiducia e riporta sui temi tecnologici il livello di attenzione adeguato. Certo, non significa che abbiamo già risolto i problemi, ma che c’è qualcuno in cabina di regia. La Ministra Pisano poi ha grande entusiasmo, è giovane, ha voglia di fare. Noi dobbiamo sostenerla e metterle a disposizione anche il nostro entusiasmo, perché penso che nessuno si possa chiamare fuori, qui è in gioco il futuro del nostro Paese.

 

Come viene recepita la necessità di digitalizzare?

 

Ci sono ancora velocità diverse. Noi vediamo una periferia che ha voglia di innovare perché ha un contatto diretto con il cittadino. Al centro, invece, se escludiamo Inps, Inail e altri organismi, il contatto con il cittadino è ancora limitato. Ma si sta lavorando nella direzione giusta: IO (l’applicazione per smartphone che aggrega servizi della Pubblica Amministrazione, ndr), ad esempio, sarà una finestra aperta verso la PA per il cittadino. Detto questo, fare innovazione non è riempirsi la bocca di slogan e sigle. Bisogna conoscere i problemi e scegliere le migliori tecnologie per risolverli. Questo infatti è un Paese che si innamora di sigle e slogan: dobbiamo superare questo atteggiamento e chiederci che cosa serve per farlo progredire. Oggi molte regioni e città sono un driver di innovazione importante. Il centro arriverà, più tardi ma arriverà. Oggi molte gare Consip sono orientate al cloud, fatto che in passato sarebbe stata impossibile, e questo è un segnale importante di futuri cambiamenti.

 

 

Dario Buttitta, general manager della divisione Pubblica Amministrazione e Sanità di Engineering

 

 

Che cosa fa Engineering per la Pubblica Amministrazione?

 

Engineering fa molte cose, in particolare ci concentriamo sulle filiere, perché oggi parlare di ecosistema digitale ha più senso che non parlare di “smart government”. Quando operi con le filiere riduci la spesa pubblica. Il caso Sistema Informativo per il Lavoro non è banale: ci sono nove Regioni e dieci milioni di cittadini che “insistono” sullo stesso software. Da una parte questo permette di fare economie di scala, dall’altra di creare un ecosistema fatto di aziende, agenzie del lavoro, cittadini, eccetera. Insomma, la buona innovazione ha sempre un impatto sociale positivo.

Bisogna avere piattaforme abilitanti, e noi abbiamo anche quelle. Conosciamo i processi, siamo fortemente inseriti nei Comuni, nelle Regioni, così come nella PA centrale. Abbiamo quattro data center che permettono di aprirsi verso il mondo del cloud con l’approccio tipico di Engineering: il meglio per il cliente. La nostra offerta cloud comprende un “orchestratore” che consente al cliente di definire il mix giusto di privato e pubblico e, in quest’ultimo caso, di optare per il nostro cloud o quello di altri provider. Quindi noi non facciamo scelte, noi lasciamo la libertà al cliente e ci occupiamo di governare il livello di complessità che ne consegue. E al contempo investiamo molto sul capitale umano.

 

Tutti dicono di investire sul capitale umano...

 

Ma noi abbiamo delle evidenze concrete, come le 160mila ore di corsi di formazione erogati ai nostri dipendenti. Il Financial Times premia le 700 imprese migliori al mondo sul tema della diversità di genere, di religione, etnia, eccetera. In classifica ci sono appena otto aziende italiane, tra le quali solo una è del settore IT: Engineering. Questo ci rende orgogliosi, perché i nostri investimenti sul capitale umano vengono riconosciuti anche all’estero. Oltre a essere la più grande azienda italiana privata del settore It, siamo anche il primo modello aziendale “post-Olivetti” che si sviluppa seguendo lo stile europeo e non quello anglosassone: ne andiamo fieri e speriamo che ne vada fiero anche il Paese.

 

Torniamo alla PA locale. Perché è più “vivace” di quella centrale?

 

Il territorio, le realtà locali, sono tradizionalmente i contesti nei quali i cambiamenti e in particolare le innovazioni possono essere più rapidamente innestati e fatti crescere.  Questo vale anche per la trasformazione digitale che stiamo vivendo, un fenomeno che trova in molte Regioni e Comuni sensibilità, competenze e meccanismi attuativi che invece a livello centrale a volte si perdono nella complessità della macchina pubblica. Come Engineering, avendo il privilegio e anche la responsabilità di essere al fianco di tutti i livelli di governo del nostro Paese, sappiamo bene quali e quante eccellenze in tema di innovazione siano presenti sul territorio, dal nord al sud e nei diversi ambiti tematici.

 

Può fare qualche esempio?

 

Citavo prima il Sistema Informativo per il Lavoro. Siamo stati i primi a favorire il riuso delle soluzioni software nella PA e oggi serviamo dieci milioni di lavoratori censiti e 500mila imprese registrate. Sempre in quest’ambito, lavoriamo alla trasformazione digitale dei processi e servizi della PA locale, che possano semplificare e non ostacolare il lavoro delle imprese (ad esempio gli sportelli Suap) fornendo strumenti e competenze per un bacino di utenza di circa 13 milioni di cittadini.  L’agricoltura è un ulteriore esempio del collegamento che unisce innovazione e competenze dal territorio agli enti centrali, ed anche in questo caso supportiamo l’intera filiera informativa e gestionale, dai numerosi sistemi regionali fino al Sistema Informativo Agricolo Nazionale. 

Considerando i soli tre ambiti appena citati, cioè lavoro, imprese e agricoltura, gli specialisti Engineering (ossia esperti dei processi core) dedicati esclusivamente a queste attività sono oltre 250. Le nostre piattaforme tecnologiche “a ecosistema”, appunto, già implementano e introducono sul territorio le tecnologie ormai non più di frontiera: intelligenza artificiale, Internet of Things, la realtà aumentata, i digital twins e il cloud. Quest’ultimo viene implementato sia attraverso la nostra rete di data center sia impiegando le infrastrutture di altri fornitori o degli stessi enti.  Prendiamo ad esempio l’utilizzo di droni in ambito agricolo (il sorvolo dei campi per l’ottimizzazione delle colture e per fini antifrode) o, sempre in ambito agricolo, l’impiego dell’IoT (sensoristica avanzata distribuita sul terreno) per migliorare ulteriormente l’eccellenza dei nostri prodotti. Stiamo introducendo, inoltre, la Robotic Process Automation per automatizzare in maniera intelligente la gestione di migliaia (potenzialmente milioni) di pratiche, fornendo così un servizio più rapido ai cittadini e liberando i dipendenti pubblici da attività ripetitive a basso valore aggiunto.

Altro tema, sempre drammaticamente attuale, è la tutela del nostro territorio: stiamo affiancando con tecnologie innovative molte Regioni nella prevenzione e nella gestione rischio ambientale, ad esempio con l’utilizzo degli advanced analytics per prevedere frane e valanghe, o applicazioni per allertare in tempo reale i cittadini.  Questa progressiva digitalizzazione consente già oggi alle amministrazioni di generare un’enorme mole di dati, che sono e saranno la linfa della “data economy”. Per liberare il potenziale di questi dati, noi di Engineering abbiamo sviluppato una specifica piattaforma "a ecosistema", il Digital Enabler, che consente di armonizzare, integrare, e analizzare i dati provenienti da diverse fonti. Grazie a questa convergenza verso un singolo punto di conoscenza è possibile sviluppare nuovi servizi a valore aggiunto e abilitare digitalmente le tecnologie e le applicazioni più mature, per alimentare la trasformazione digitale.