Un circolo vizioso innescato dalla recessione. Il sistema sanitario nazionale italiano si trova di fronte a sfide durissime che derivano dalla promessa fatta dal Governo Monti all’Unione Europea  per raggiungere entro il 2013 il pareggio nel rapporto deficit/PIL (pari al 3,6% nel 2011, con un deficit che ammonta a 53 miliardi di euro).

La forbice sui costi è quindi anche sinonimo di contenimento della spesa a livello di strutture sanitarie locali e su base nazionale e apre il fronte a due scenari paralleli: da un lato tali misure mirano a garantire la sostenibilità dell’intero sistema, dall’altro rischiano di minare alla base l’efficacia e la qualità dei servizi resi disponibili ai cittadini.


Lo scenario di cui sopra, in cui si collocano anche gli investimenti Ict del settore sanitario italiano, è quello inquadrato dal rapporto 2012 dell’Osservatorio ICT in Sanità elaborato dalla School of Management del Politecnico di Milano. Osservatorio che evidenzia come nel breve-medio periodo il rischio che la spesa in tecnologie subisca un rallentamento sia reale e di conseguenza concreta la possibilità di una progressiva perdita di efficacia del servizio sanitario sotto il profilo della qualità dei servizi erogati e della competitività delle prestazioni.

Un vero e proprio circolo vizioso che invece andrebbe scongiurato, dicono i ricercatori dell’ateneo milanese, attraverso l’innovazione e l’impiego efficace delle risorse a disposizione.

Il dettaglio della spesa in tecnologie nel settore sanitario

Sotto la lente dell’Osservatorio 2012 sono finiti 127 Chief Information Officer e 223 tra Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari in rappresentanza di 215 strutture sanitarie italiane, sei Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto), il Ministero della Salute, 637 Medici di Medicina Generale e oltre mille cittadini.

La spesa complessiva in ICT per la Sanità stimata per il 2011 è di 1,3 miliardi di euro, pari a circa l’1,1% della spesa sanitaria pubblica. La spesa ICT procapite si calcola quindi in 22 euro per abitante. Il raffronto con gli altri principali Paesi europei mette in evidenza le carenze italiane: la Germania arriva a 36 euro per abitante e la Francia a 40 mentre in Gran Bretagna si arriva a quasi 60 euro, in virtù di un’incidenza sul totale superiore al 2% (i dati migliori sono di Svezia e Danimarca, rispettivamente accreditate di 63 e 70 euro di spesa ICT per abitante).

Il 70% dei budget del settore in Italia, pari a 910 milioni di Euro, viene investito a livello di strutture sanitarie; rispetto all’anno precedente si evidenzia una flessione di circa 10 milioni di euro. A fronte della sostanziale stabilità della spesa corrente, spiega il rapporto, tale riduzione è principalmente legata a una contrazione degli investimenti ICT.
Anche per i prossimi tre anni le previsioni da parte delle strutture sanitarie indicano una tendenza allo stallo o alla contrazione: il 49% del campione prevede infatti una diminuzione degli investimenti ICT (che nell’8% dei casi si ridurranno di oltre il 40% rispetto al 2011).

In termini di tipologie di costi imputabili alle tecnologie, la prima voce di spesa per le strutture sanitarie è relativa all’acquisto di servizi ICT (54%), pari a 491 milioni di euro, seguita dal costo del personale informatico, che nel 2011 è arrivato a 191 milioni di euro. Le spese in acquisti di software e hardware corrispondono rispettivamente al 12% e al 13% del budget ICT complessivo delle strutture sanitarie.

Il 23% della spesa ICT complessiva in Sanità è sostenuto infine direttamente dalle Regioni (escludendo eventuali finanziamenti alle strutture sanitarie). Nel 2012, infatti, considerando le quote per nuovi progetti e per il funzionamento e la manutenzione dei sistemi, tale spesa è stimabile in circa 300 milioni di euro.

I maggiori progetti promossi direttamente dalle Regioni riguardano soprattutto gli aspetti legati allo sviluppo dell’infrastruttura di rete e dei sistemi di integrazione tra i diversi attori a livello regionale (ad esempio il SISS in Lombardia e la rete SOLE in Emilia Romagna) e all’erogazione di servizi di base centralizzati alle strutture sanitarie (ad esempio la creazione della Nuova Anagrafe Assistiti, realizzata in Sicilia).

Con riferimento alla spesa delle singole strutture sanitarie, le aziende del Nord assorbono circa due terzi della spesa, raggiungendo budget vicini alle best practice europee, dai quali invece le strutture del Centro-Sud restano molto distanti. Al Nord, infatti, si concentra l’87% delle strutture ad alto budget ICT (superiore a 2 milioni di euro), mentre solo il 7% sono nel Centro e il 6% nel Sud e Isole.

Per quanto riguarda la spesa effettuata dai Medici di Medicina Generale per gli acquisti di servizi e sistemi ICT (con l’esclusione delle apparecchiature biomedicali), le proiezioni realizzate sui dati raccolti indicano un giro d’affari pari a 70,2 milioni di euro nel 2011 e a 70,9 milioni di euro nel 2012, con una variazione quindi trascurabile e un valor medio piuttosto contenuto che si attesta intorno a 1.500 euro per ogni medico.

Relativamente al budget dei Medici di Medicina Generale, a livello di macro-area geografica, la spesa ICT media sostenuta da ciascun medico del Nord (1.527 euro al Nord-Ovest e 1.662 euro nel Nord-Est) è mediamente superiore rispetto al Centro (1.373 euro) e al Sud e Isole (1.471 euro).

Al Ministero della Salute, infine, si attribuisce una una previsione di spesa per la gestione delle attività di funzionamento dei sistemi ICT di propria competenza di circa 12 milioni di euro nel 2011, dimezzando quindi il budget rispetto a quanto speso nel 2010, e una proiezione al ribasso del 13% per il 2012.

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