Come sarà l’industria del futuro? Per poter remare a favore della transizione ecologica e degli obiettivi dell’Agenda 2030, anziché remare contro, dovrà avere tre caratteristiche: essere sostenibile, digitale e universale. È questa la visione di Schneider Electric, una visione che poggia innanzitutto sullo sforzo di aiutare i propri clienti del comparto industriale a gestire l’elettricità in modo più efficiente. “Possiamo stimare che oggi la temperatura media si sia innalzata di circa un grado rispetto alla temperatura media del periodo pre industriale”, ha esordito Giancarlo Terzi, vicepresidente della divisione Field Services di Schneider Electric Italia, in occasione di un recente incontro virtuale con i giornalisti. La scienza ci dice che il valore massimo di incremento che il pianeta potrebbe tollerare è di 1,5 gradi. Ma continuando sulla strada attuale la temperatura media salirebbe di tre gradi da qui a fine secolo”.

Come ben sappiamo, e come evidenziato dagli obiettivi dell’Agenda 2030 e del summit Cop26, la sfida del taglio delle emissioni di gas serra è affrontabile in parte con la transizione dal carbone alle fonti rinnovabili, quali l’idroelettrico, il fotovoltaico e l’eolico. Ma la restante parte dipende dall’efficientamento energetico. Qui le innovazioni hardware (come i processori che riducono l’impegno energetico di computer e server) hanno sicuramente un ruolo, ma non va sottovalutata l’opera dei software e in particolare di quelli che raccolgono e analizzano dati.


La sfida dell’efficientamento

“Si  stima che da qui al 2030 il consumo di energia elettrica aumenterà del 50%, sarà una volta e mezzo quella attuale”, ha proseguito Terzi, spiegando che per poter sostenere l’aumento della domanda si dovrà agire su più fronti, sul “green field” dei nuovi edifici e dei nuovi impianti, ma anche sul “brown field” di quelli esistenti, “che dovremo rinnovare, digitalizzare, rendere più efficienti, basati su elettricità e su sistemi di accumulo dell’energia”, ha spiegato il manager di Schneider Electric. “Abbiamo bisogno di software per gestire, mantenere e accudire tutto il lifecycle di questi edifici per far sì che conservino la massima efficienza”.

 

Giancarlo Terzi, vicepresidente della divisione Field Services di Schneider Electric Italia

 


Questo è vero già oggi, ma sempre di più lo sarà in futuro, perché il maggior utilizzo di elettricità renderà le reti smart grid sempre più complesse e ci sarà bisogno di software per gestire tale complessità. E ancora, i software di analytics saranno preziosi per gestire al meglio le attività di riciclo, di riuso energetico, di recupero delle emissioni di gas serra. Negli impianti industriali, il software entra in gioco nella gestione della produzione, nel monitoraggio energetico, nella building automation e anche nella gestione dei data center. “Raccogliamo sempre più dati”, ha sottolineato Terzi, “e abbiamo bisogno di software che ci aiutino a comprenderli e a capire come ottenere efficientamento e altre ottimizzazioni. Inoltre anche i servizi dovranno evolvere. Dobbiamo essere certi di mantenere l’efficienza lungo tutto il ciclo di vita degli impianti, anche riuscendo a prevedere i guasti”.

Verso un’automazione universale

All’interno di questa visione su un futuro più sostenibile e fondato sui dati, Schneider Electric ha sviluppato una strategia di offerta che l’azienda chiama “automazione universale”. “In futuro l’automazione sarà molto diversa da quella attuale”, ha illustrato Claudio Giulianetti, vice president industrial automation di Schneider Electric Italia. “Sarà integrata e interoperabile, e consentirà una migliore messa in produzione di macchine e impianti. Altro elemento importante della nostra visione è il software, che sarà sempre più aperto e agnostico, cioè non vincolato all’hardware su cui viene eseguito”.

L’aspetto dell’apertura è particolarmente importante in ambito industriale, dove esistono tecnologie operative (Operational Technology, OT) e informatiche (IT) che devono poter lavorare in modo integrato. “Nell’industria difficilmente si riesce a portare un software di automazione da un sistema all’altro”, ha rimarcato Marco Gamba, innovation & communication industry leader di Schneider Electric Italia. “C’è molta chiusura e c’è pochissima flessibilità. Con l’automazione universale proponiamo che i dispositivi abbiano un’anima comune. Bisogna svincolare il software applicativo dall’hardware, così da permettere la portabilità dallo specifico componente per cui il software era stato sviluppato a un altro”.


Il terzo elemento della nostra visione”, ha proseguito Giulianetti, “è il lifecycle management: come industria dovremo essere capaci di gestire l'intero ciclo di vita di asset, di linee produttive e di impianti efficientando il processo, anche con l’automazione, senza trascurare il fine vita di un processo produttivo e dunque il problema dello smaltimento”. 

 

 

(Immagine: Schneider Electric)

 

Dal punto di vista dell’offerta tecnologica, Schneider Electric ha tradotto tutti questi principi in una piattaforma chiamata EcoStruxure, che si presenta come pronta all'uso, aperta e interoperabile e che può lavorare su abitazioni, edifici, data center, infrastrutture e impianti industriali. Raccogliendo dati dai sistemi OT, Scada e Manufacturing Execution System (Mes), dagli oggetti Internet of Things e dal cloud, diventa il fondamento per applicazioni di analytics di finalità varie, dall’ottimizzazione energetica alla manutenzione predittiva. A seconda delle esigenze del cliente, l’offerta (basata su cloud) di Schneider Electric può includere, accanto ai software di raccolta e analisi dati, anche servizi di supporto e di consulenza. 

Si parlerà anche di transizione ecologica dell’industria in occasione dell’evento “Lo smart manufacturing sostenibile”, organizzato da The Innovation Group e Milano il prossimo 30 marzo. Sarà possibile seguire la diretta streaming, previa registrazione.