Quali sono i benefici dell’innovazione indotta nelle aziende dalla pandemia di covid, dai conseguenti lockdown e dalla necessità di rendere possibile il lavoro a distanza? A rispondere arriva una nuova ricerca indipendente (“The Era of Hyper-Innovation”), realizzata da Citrix e condotta da in partnership con Man Bites Dog e Coleman Parkes Research, nella quale sono stati intervistati 1.200 dirigenti e manager di aziende statunitensi, britanniche, francesi, tedesche e olandesi di vari settori (servizi finanziari, sanità e biologia, tecnologia, servizi professionali, commercio e produzione). Sul totale degli intervistati, quasi il 90% è convinto che i nuovi strumenti di lavoro adottati in seguito ai disagi della pandemia hanno di gran lunga migliorato le interazioni tra i dipendenti dell’azienda.
 

Tra gli altri benefici sperimentati, il 93 % degli intervistati crede che la crescita della comunicazione digitale abbia favorito il pluralismo e la nascita di nuove idee, permettendo a un maggior numero di dipendenti di far sentire la propria voce. Inoltre l’innovazione, genericamente intesa, è stata responsabile della crescita del business (in media, +50% secondo il campione d’indagine) dell’azienda, nello specifico attraverso l’adozione di nuove tecnologie (citata dal 16 %), il lancio di nuovi prodotti e/o servizi (14 %), l’affermazione di  nuovi modi di lavorare (14 %), l’acquisizione di clienti (12 %), l’espansione in nuovi mercati (12%),  e ancora nuove attività di marketing, partnership, fusioni e acquisizioni.

“Se la pandemia ci ha insegnato qualcosa, è che l’innovazione può accadere ovunque”, ha commentato Tim Minahan, executive vice president of Business Strategy di Citrix. “E se all’inizio ci poteva essere dello scetticismo, oggi i leader d’azienda riconoscono i vantaggi che il lavoro ibrido può portare e stanno cercando di adottare velocemente questo modello insieme a tool e processi che permettono ai dipendenti di creare e innovare ovunque si trovino”.

 

Circa la metà delle aziende, il 49%, ha aumentato i propri investimenti in innovazione durante il 2020-21 rispetto ai livelli pre-pandemia, mentre il 30% li ha mantenuti immutati e solo il 21% li ha ridotti. Confrontando una serie di variabili e di stime quantitative (tasso di crescita di un’azienda, percentuale attribuibile all’innovazione, contestualizzazione di questi dati nel settore di mercato di riferimento), la ricerca ha calcolato che l’innovazione dell’ultimo anno e mezzo abbia prodotto nelle aziende del campione un surplus d valore di 678 miliardi di dollari. In gran parte concentrato, per la verità, negli Stati Uniti (463 miliardi sui 678 totali).


Sul futuro aleggia un certo ottimismo. L’80% dei dirigenti e manager si aspetta che la propria azienda viva un periodo di grande innovazione nei dodici mesi a venire. Il 69% degli intervistati ha detto di voler aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo nei dodici mesi successivi all’indagine, mentre il 28% manterrà i livelli attuali e solamente il 3% progetta di ridurre il budget.