Sull’iPhone e sull’iPad, con il debutto di iOS 13, le regole stanno per cambiare per applicazioni come Facebook Messenger e Whatsapp. Secondo il sito The Information, a partire dalla prossima versione di iOS le applicazioni dotate di funzionalità VoIP (Voice over IP), come Whatsapp, Messenger, Skype e WeChat, non potranno più raccogliere dati mentre sono in esecuzione in background.

 

L’esecuzione in background serve a queste applicazioni per avviare più rapidamente le chiamate VoIP ma, spiega The Information, permette anche di raccogliere dati sulle attività degli utenti o di svolgere operazioni di vario tipo, non sempre chiare. WhatsApp, per esempio, sfrutta l’esecuzione in background anche per attivare la crittografia end-to-end dei dati scambiati fra i due capi di una conversazione.

 

Il debutto di iOS 13 è atteso in autunno, ma per restare nell’App Store e avere il supporto del sistema operativo le applicazioni VoIP dovranno essere rivedute e corrette, così da non violare la nuova policy: ci sarà tempo fino al 2020 per farlo. Dunque gli sviluppatori di Facebook, e con loro molti altri, saranno  costretti a modificare o riscrivere parti di codice per preservare le attuali funzionalità. 

 

In assenza di comunicati ufficiali o di repliche alla notizia, ripresa poi anche da Reuters, è difficile capire le esatte motivazioni di questo cambiamento. Possiamo però notare come Apple da qualche tempo tenga particolarmente alla propria immagine di paladino difensore della privacy, in opposizione a chi - come Facebook - negli anni si è preso qualche licenza di troppo fino a incappare nel caso di Cambridge Analytica e le multe conseguenti).  D’altra parte, stando alle novità già svelate in anteprima, l'azienda introdurrà su iOS 13 “nuove funzioni per proteggere la tua privacy”, "nuove opzioni di localizzazione e funzioni per una maggiore trasparenza". L'azienda di Cupertino ha spiegato che saranno offerte "ancora più protezioni per impedire che qualcuno monitori la tua attività senza il tuo permesso".

 

La stessa Mela, tuttavia, non è immune da scivoloni. Al pari di Amazon e Google, anche Apple è stata colta sul fallo per non aver chiaramente esplicitato i termini d’uso dell’assistente vocale, nel suo caso Siri. Le registrazioni dell’app, anche quelle attivate involontariamente (come spesso succede soprattutto con l’Apple Watch e l’HomePod) venivano ascoltate a campione da collaboratori incaricati di fare controllo qualità. In seguito alle polemiche, la società di Cupertino ha sospeso il programma e in futuro permetterà agli utenti di disabilitare questa funzione.