Libertà di scelta sul 5G, ma anche una attenta valutazione dei rischio. Sul caso Huawei l’Europa invita i Paesi membri ad assumersi la responsabilità delle proprie valutazioni: nelle  linee guida sull’adozione del 5G, appena pubblicate dalla Commissione Europea, i 28 Stati vengono lasciati liberi di decidere se accogliere a braccia aperta i vendor considerati “ad alto rischio”, se mettere dei paletti oppure sbarrare del tutto la porta.  

   

Il documento è stato presentato in conferenza stampa dalla vicepresidente esecutiva della Commissione per l'Agenda Digitale, con delega alla Concorrenza, Margrethe Vestager, e dal  commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton. Quest’ultimo ha dichiarato ai microfoni che  i “fornitori non europei” sono i benvenuti purché rispettino le regole, mentre Vestager ha sottolineato che “Possiamo fare grandi cose con il 5G, ma solamente se riusciremo a rendere le nostre reti sicure”.

 

Le linee guida permettono alle 28 nazioni a scegliere il fornitore di componenti 5G (per la rete core, l’accesso, la gestione della rete, l’orchestrazione) di loro preferenza ma non senza aver fatto un’attenta valutazione. Sarà necessario, innanzitutto, “rafforzare i requisiti di sicurezza per gli operatori dei network mobili”, e poi “calcolare il profilo di rischio dei fornitori” considerando come fattori di rischio “un forte legame tra il fornitore e un governo” e la mancanza di “controlli ed equilibri legislativi o democratici” nella nazione di provenienza.

 

In base alla valutazione, poi, i Paesi potranno decidere se adottare la tecnologia di un particolare vendor senza limitazioni oppure escludendola dai segmenti critici, centrali dell’infrastruttura. Bisognerà anche cercare di diversificare la scelta dei fornitori, evitando di dipendere eccessivamente da uno solo. Le nazioni avranno tempo da qui ad aprile per adottare nel concreto le linee guida e fino a giugno per rendere conto alla Commissione Europea dei loro progressi.

 

 

 

Nel testo non si fa esplicito riferimento a Huawei, ma il nome è tra le righe. Come noto, la società di Shenzhen si spartisce la leadership del mercato degli apparati di rete mobile con Ericsson e Nokia Networks; e come ancor più noto, da oltre un anno è nel mirino della Casa Bianca per i presunti rischi di backdoor nascoste nelle proprie tecnologie, con le quali il governo di Pechino potrebbe direttamente o indirettamente condurre attività di cyberspionaggio e sorveglianza di massa. 

 

L’azienda ha sempre rigettato queste accuse, ma Washington si è mossa con liste nere, dazi sulle importazioni e azioni diplomatiche di pressing sugli alleati occidentali. Ciononostante, il Regno Unito di Boris Johnson ha appena deciso di ammettere Huawei tra i fornitori delle proprie reti 5G nazionali, escludendo però le parti “sensibili” e centrali dell’infrastruttura. All’azienda cinese, la posizione espressa dalle istituzioni europee è un discreto successo, considerando che è stato evitato il pericolo di un veto. “Questo approccio al 5G basato sui fatti e non sul pregiudizio permette all’Europa di avere una rete 5G più sicura e più veloce”, ha commentato la società in una nota.