Forse nei prossimi anni smetteremo di comprare nuovi smartphone tanto frequentemente, perché il “diritto alla riparazione” ci metterà al riparo dall’obsolescenza programmata e dal rischio di facili danni non risolvibili. La Commissione Europea vuol spingere i produttori di telefoni, ma anche quelli di tablet, Pc e altri dispositivi elettronici, a garantire nella progettazione e costruzione dei criteri di durabilità e facilità di riparazione. Potrebbe diventare un obbligo di legge, se la proposta sarà approvata dal Parlamento Europeo e dagli Stati membri.

 

La proposta, battezzata “Circular Electronics Initiative”, rientra nella più ampia azione della Commissione Europea a favore di un’economia circolare e di consumi più responsabili ed ecosostenibili. Virginijus Sinkevičius, commissario per l’Ambiente e gli oceani, ha dichiarato ai giornalisti che “Il modello di crescita lineare basato sul prendere, creare, usare e gettare ha raggiunto il limite. Con la crescita della popolazione mondiale e dei consumi, questo modello lineare ci porta sempre più vicini a una crisi delle risorse”. 

 

La riduzione dei rifiuti elettronici e dell’impatto ambientale del settore tecnologico dovrà essere parte integrante di una “economia circolare” senza la quale, ha spiegato Sinkevičius, il Vecchio Continente non potrà raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050, previsto dallo “European Green Deal”. Nella proposta sono incluse anche misure relative alle batterie delle automobili e al packaging, considerando che l’Europa punta a rendere entro il 2030 al 100% riutilizzabili o riciclabili i materiali di confezionamento dei beni di consumo. “Molti prodotti si rompono troppo facilmente, non possono essere riutilizzati, riparati o riciclati, oppure sono usa e getta”, ha commentato in una nota scritta Frans Timmermans, Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali. 

 

 

Che cosa potrà significare la “Circular Electronics Initiative”, nel concreto, per il mondo tecnologico? Da un lato, nell’industria dell’hardware si dovrà incentivare l’impiego di materiali riciclati. Dall’altro, il ciclo di vita dei prodotti tecnologici dovrà allungarsi, a beneficio non solo dell’ambiente ma anche delle tasche dei consumatori. A questi ultimi dovrà essere garantito “accesso a informazioni affidabili su riparabilità e durata dei prodotti per aiutarli a compiere scelte sostenibili dal punto di vista ambientale”.