L’espressione Terzo Settore presuppone che ve ne siano altri due prima. Infatti il primo è costituito dal Mercato e il secondo dallo Stato. Il Terzo Settore è una vasta area di iniziative di sostegno alle situazioni di necessità, è costituito da un insieme di organizzazioni, si stima ad oggi circa 360mila. Ve ne sono di formali, dotate di uno statuto che ne regola il modus operandi, di private che agiscono con maggiore autonomia, e poi organizzazioni no-profit, aconfessionali, apolitiche, ma anche confessionali e schierate politicamente. Queste organizzazioni, tutte, operano con un fine unico, il bene della comunità intesa come concetto ampio e inclusivo. 

Tutto questo mondo è rimasto deregolamentato fino al 2017, anno in cui si è concretizzata la riforma che ha riconosciuto e attribuito al settore la doverosa dignità legislativa. L’andamento della realizzazione della riforma ha subìto una serie di stop and go dalla sua pubblicazione, ma oggi si può essere ragionevolmente ottimisti in un’evoluzione concreta della riforma del 2017. L’ottimismo è motivato anche alla luce della pubblicazione della survey digitale promossa da Terzjus e Italia non profit “Riforma in Movimento”, lo studio di ricerca nazionale che monitora lo stato dell’arte della nuova legislazione del Terzo Settore raccogliendo pensieri e valutazioni degli enti non profit. Il Rapporto di Terzjus, che fa anche da contenitore della survey digitale, vuole essere sia un utile strumento di analisi, anche propositiva, dell’evoluzione della legislazione sia una sorta libretto di istruzioni per informare, guidare e supportare tutte le organizzazioni nello scandagliamento del nuovo diritto del Terzo Settore.

Da quest’anno, per rientrare nell’ambito del Terzo Settore e godere dei benefici fiscali, le società che lo riterranno dovranno iscriversi ad un registro unico chiamato Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS). A questa iscrizione fa seguito una serie di obblighi, tra i quali la redazione del bilancio consuntivo con l’utilizzo di schemi uniformi proprio a partire dall’esercizio 2021.

Il ruolo dei commercialisti per il Terzo Settore

Sono molti gli Studi Professionali che seguono le attività di enti e organizzazioni senza scopo di lucro, anche per dare il proprio contributo alla socialità e mettere al servizio di un’opera meritoria la propria capacità e competenza professionale. Sono proprio i professionisti e i commercialisti a gestire il bilancio di gran parte degli enti ed istituzioni del Terzo Settore, ma la riforma che sta prendendo corpo più vigorosamente dopo alcuni anni di semi-latenza può impattare in modo invasivo sulle attività professionali di molti commercialisti.

Per gli enti con un volume di affari superiore ai 220mila euro si dovrà redigere lo Stato Patrimoniale, il Rendiconto Gestionale, la Relazione di Missione. Solo per gli enti con un giro d’affari inferiore ai 220mila euro ci si potrà limitare alla redazione del rendiconto di cassa. Con la delineazione di questo perimetro non saranno pochi gli Studi che entreranno in un cortocircuito operativo di una certa importanza.

La digitalizzazione e l’automazione si preannunciano essere una risoluzione decisiva. Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia è già al lavoro per la messa a punto di una soluzione tecnologica che consenta ai professionisti il proseguimento dell’attività, magari anche pro bono, al fianco degli enti del Terzo Settore senza l’invasività delle obbligazioni normative portate dalla riforma. Pierfrancesco Angeleri, managing director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, pur non svelando dettagli di una soluzione digitale che potrebbe essere risolutiva, inquadra la tematica in una filosofia che trae origine dalla visione e missione del Gruppo Internazionale. “La nostra innovazione”, racconta Angeleri, “impatta dove e quando è necessaria e si concentra su ciò che è veramente d’impatto valoriale. La riforma del Terzo Settore porta con sé evoluzioni organizzative e dichiarative. Noi siamo convinti che la tecnologia possa essere risolutiva dei problemi pratici che la riforma porta con sé”. 

Stiamo pensando a soluzioni in cloud nella totale sintonia con un ecosistema come quello di Genya”, svela il managing director. “Dobbiamo offrire al Terzo Settore e ai professionisti che lo affiancano nelle attività di gestione fiscale un ambiente condiviso, ubiquitario, semplice e altamente flessibile. Le soluzioni sono già delineate dai colleghi della nostra Ricerca e Sviluppo e siamo certi che la nostra azienda potrà offrire al settore e ai professionisti la potenza digitale adeguata alla risoluzione degli obblighi e al rispetto della riforma”.