Non si può certo dire che il panorama del mercato della cybersecurity non sia affollato. Molte aziende che operano in Italia sono multinazionali dai nomi talvolta anche altisonanti e un’offerta differenziata in vari ambiti tecnologici. Sababa Security si distingue dal lotto innanzitutto perché si tratta di un’azienda italiana e poi perché, più sulla semplice tecnologia, si focalizza sui mercati verticali, ai quali offre i propri servizi di sicurezza gestita.

Nata soltanto nel 2019, la società conta oggi su una cinquantina di dipendenti, ha aperto due sedi all’estero (Madrid e Taskent) e ha chiuso il 2021 con un valore della produzione pari a 5,39 milioni di euro e un utile netto salito in un anno da 109mila a 568mila euro: “Non siamo già più una startup e lo dimostra la quotazione all’Euronext Growth di Milano”, sottolinea Alessio Aceti, Ceo di Sababa Security. “Alle aziende offriamo un team molto ampio di professionisti focalizzati solo ed esclusivamente sulla sicurezza informatica. Il nostro approccio prevede sempre un assessment tecnico con le opportune simulazioni per verificare lo stato della sicurezza delle aziende, prima di intraprendere le corrette azioni. Ma soprattutto, disponiamo di una piattaforma e di competenze che si adattano anche al mondo delle operations, con capacità di protezione e intervento in settori industriali come l’automotive o le Pubbliche Amministrazioni”.

Alessio Aceti, Ceo di Sababa Security

Le scelte di Sababa rispecchiano uno scenario della managed security in forte evoluzione. Se le grandi imprese tendono infatti ancora a gestire internamente la tematica, la fascia medio-grande, sopra i mille dipendenti, già lavora con Soc perlopiù esterni, scegliendo di delegare tutta la fase di filtro e individuazione degli incidenti reali oppure di lavorare in modalità più “mista” su tutto ciò che non appare un falso positivo: “Oggi si stanno affermando tecnologie come Xdr, con un forte livello di automazione e la capacità di integrare funzionalità prima appannaggio di soluzioni specifiche, come la gestione dei log. Di questo passo, non è difficile immaginare un futuro in cui non sarà più necessario avere un Siem per la prima scrematura di tutto il rumore di fondo e anche il Soc potrebbe lavorare senza più necessità di un presidio di persone fisiche”, preconizza Aceti.

Diversi sono gli spazi di crescita che l’azienda ha già individuato. Da un lato, c’è la fascia di aziende con un numero di postazioni compreso fra 500 e 800 (piuttosto ampio in Italia, ma non solo), per le quali è disponibile un’offerta dedicata, integrata alle tecnologie Xdr, che sono meno onerose dell’accoppiata Siem/Soar e più ritagliate su realtà con firewall e altri strumenti non certo troppo complessi. Poi, c’è tutto il mondo della protezione di dispositivi non It, ma appartenenti all’IoT o a tutto ciò che può costituire un punto d’ingresso non presidiato: “Non parliamo solo delle tecnologie Scada nel mondo industriale”, precisa Aceti, “ma anche di tornelli, stampanti di rete, Ups o apparecchiature di domotica. Noi facciamo i test di sicurezza persino sulle colonnine per la ricarica delle auto elettriche”.

Sababa conta oggi su oltre 300 clienti nel mondo e ha di recente chiuso due contratti per un valore di 1.352.000 di euro con aziende che operano nelle telecomunicazioni e del retail: “Lavoriamo su un mercato dominato dalla fiducia. Non è un caso che abbiamo diversi clienti a Genova e dintorni, ottenuti soprattutto attraverso il passaparola. Cominciamo ad avere un brand noto e referenze importanti da presentare”, fa notare Aceti. Su questa base, l’azienda ha costruito un piano di crescita ambizioso, che punta a raddoppiare il giro d’affari anno su anno, anche con qualche acquisizione mirata e una maggior spinta del canale indiretto, dove già oggi sono attive partnership con realtà complementari, come SoftwareOne e R1.