L'Italia crede ancora nella tecnologia, aumentando i livelli di spesa in hardware, software e servizi Ict pur in tempi ancora non facili per l'economia. Nel 2016, secondo i dati del nuovo rapporto di Assinform realizzato in collaborazione con NetConsulting Cube, gli investimenti sono cresciuti dell'1,8%, portando a 66,1 miliardi di euro il valore del mercato. Una rimonta non sbalorditiva, ma comunque superaiore alle attese della stessa Assinform (1,5% di crescita a 64,9 miliardi di valore). Prosegue e si rafforza, dunque, la rimonta già evidenziatasi nel 2015, quando l'incremento di spesa sull'anno precedente era stato dell'1%.

 

Risultati che sono una boccata di ossigeno, ma che per contribuire a una rinascita del Paese dovranno essere sostenuti nel tempo. Basti pensare che il valore di spesa complessivo del 2016 è ancora inferiore a quello raggiunto nel 2011, anno in cui in cui gli investimenti avevano raggiunto i 69,4 miliardi euro. Le premesse sono comunque improntate all’ottimismo, tant’è vero che per il 2017 ci si attende un ulteriore passo in avanti e una crescita del 2,3% . Il presidente di Assinform, Agostino Santoni, sottolinea la necessità di un’ ulteriore accelerazione: “Il gap accumulato negli anni rispetto alla media europea rimane elevato. Strategia Digitale, Industria 4.0 e creazione di nuove competenze devono continuare ad essere al centro dell’impegno di tutti”.

 

 

Come sottolineato da Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting Cube, nel mercato Ict italiano del 2016 vanno colte alcune significative evidenze: un incremento di fatturato doppio del Pil, la capacità di generare nuova occupazione (50mila posti lavoro creati nell’Ict dal 2011 a oggi), la nascita di startup innovative (oggi scirca seimila, di cui il 40% operative nell’ambito dei servizi di informatica e del software). Le ragioni di questa crescita, per certi versi inaspettata, sono da individuare nello sviluppo spontaneo di ecosistemi digitali. “Non siamo più in presenza di iniziative individuali e frammentate”, commenta Capitani, “ma si iniziano ad affermare filiere digitali, in cui soggetti partner e fornitori interagiscono tra di loro”.

 

Composizione delle startup innovative italiane (circa seimila)

 

 

 

Non tutta l'offerta di Ict è ugualmente appetibile per le aziende italiane. A fronte di un'ulteriore contrazione in volume dei Pc (-4,4%, con 4, 14 milioni di notebook e desktop venduti) e dei tablet (-7,1%), continuano invece a salire le vendite di smartphone (16 milioni di unità, +16%). Non solo: la contrazione in volume del personal computer non è accompagnata da una decrescita di fatturato, che invece aumenta. Il che vuol dire, secondo l’analisi di Capitani, che i dispositivi usati da aziende e utenti consumer si spostano verso un posizionamento premium.

 

Il mercato del software e delle soluzioni Ict cresce del 4,8%, fino a un valore di 6,2 miliardi. In questo segmento emerge da parte delle imprese la volontà di procedere a un refreshing applicativo con obiettivi di razionalizzazione e di ottimizzazione. Allo stesso tempo, i servizi cloud e di data center si confermano sempre più strategici e archiviano il 2016 con crescita del 16%. Cifra doppia anche per le soluzioni di Internet of Things, (+14,3%), di cybersicurezza (+11,1%), di gestione dei Big Data (+24%) e di mobile business (+ 13,1%): tutte componenti, queste ultime, che vengono viste come abilitanti per la trasformazione digitale. Questa dinamica che si riflette sul mercato del lavoro, dove le competenze più ricercate oggi in gran parte si concentrano all’interno di queste dimensioni applicative.


Per quanto riguarda le modalità di approvvigionamento e utilizzo delle tecnologie, la componente cloud vale circa il 10%, per un valore di 1,3 miliardi, contro i 5,7 generati della componente di on premise. Nonostante, in valore assoluto, la forbice tra investimenti on e off premise sia ancora ampia, il futuro appare ormai segnato: se la spesa in cloud manterrà un ritmo costante di crescita a doppia cifra (+23,9% a fronte dell’1,4% dell’on premise), è verosimile ipotizzare che nell’arco dei prossimi cinque si possa raggiungere una condizione di uguale peso tra le due diverse tipologie di sourcing tecnologico. Le aree su cui si concentrano gli investimenti suggeriscono che le aziende hanno intrapreso un percorso di cambiamento strutturale, di natura business, che determina un modo diverso di fare impresa e di essere sul mercato”, sottolinea Capitani.

 



Cielo sereno sul 2017

Per quest'anno, come si diceva, la stima di Assinform arriva al 2,3% di crescita rispetto ai 66,1 mliiardi del 2016. Molte varibili e incognite restano sospese, in particolare tutto ciò che attiene le iniziative del governo sull'attuazione del Piano Industria 4.0 e del Piano Triennale per la riforma digitale della Pubblica Amministrazione. Grandi potenziali volani di investimento, che però, se non decollano, andranno a deprimere le opportunità di crescita. Per quanto riguarda Industria 4.0, Capitani sostiene debbano innanzitutto essere approvati i decreti attuativi entro la fine dell’anno e che occorra maggiore chiarezza. “Il piano deve essere delineato in rapporto alla realtà di mercato e sono necessarie iniziative a livello locale per dare modo alle imprese di sapere esattamente che cosa sia possibile fare”. A questo proposito, il presidente di NetConsulting Cube cita l’esempio della Regione Emilia Romagna, dove sono stati aperti sportelli informativi e avviati momenti di formazione sul tema. In sintesi, se l’obiettivo è accelerare la rottamazione di un parco installato industriale obsoleto, Industria 4.0 può avere possibilità di successo.