Microsoft ha annunciato la disponibilità generale di Azure Migrate, strumento gratuito che permette di individuare le macchine virtualizzate con Vmware su Windows e Linux, facilitandone lo spostamento in cloud. La soluzione, priva di agente, consentirà nel prossimo futuro anche di “andare a caccia” all’interno degli ambienti Hyper-V. Microsoft ha messo a disposizione delle aziende anche uno strumento opzionale aggiuntivo, questa volta basato su agente, per la visualizzazione delle interdipendenze fra le macchine virtuali, con l’obiettivo di scoprire eventuali applicazioni multi-tier. Sfruttando le funzionalità di Azure Migrate, le imprese potranno capire principalmente tre cose: se le macchine virtuali che eseguono applicazioni multi-tier sono adatte per essere ospitate sulla nuvola di Microsoft; la loro dimensione, in base alla configurazione e all’utilizzo reale e, infine, i costi complessivi.

Rispetto all’anteprima della soluzione, annunciata a fine settembre 2017, il gruppo di Redmond ha aggiunto nuove funzionalità grazie anche ai feedback ricevuti dai primi clienti tester. Ad esempio, è ora possibile calibrare le dimensioni di una Vm nello stato in cui si trova, basandosi su parametri come il numero dei core della Cpu e la memoria, e lanciare progetti di migrazioni in due regioni cloud, West Central Us ed East Us (Microsoft supporta comunque spostamenti verso tutte le trenta regioni di Azure).

Lo scopo di Redmond è aiutare le aziende non solo a pianificare correttamente le migrazioni, ma anche a seguire un processo più performante. È quindi possibile fare ricorso da oggi a servizi come Azure Site Recovery e Azure Database Migration Service: il primo è uno strumento di gestione e orchestrazione del disaster recovery per macchine on-premise e su Azure, mentre il secondo è specificamente progettato per intervenire su basi di dati Sql locali e spostarle sulla nuvola.