Le strade del mondo iniziano a popolarsi di automobili connesse, dotate cioè di interfacce e collegamenti con il cloud, spesso in abbinamento a tecnologie green (auto elettriche o ibride) e, in futuro, alla guida autonoma. Ma siamo solo all’inizio: si stima che il mercato delle connected car raggiungerà entro il 2025 un valore di 225 milioni di dollari, con una crescita su base annua del 17% dal 2018 ad allora. L’Italia dovrà però recuperare terreno se vuole avere un ruolo da protagonista in questa evoluzione.

 

Ce ne parla Carmen Camarca, analysta di The Innovation Group, citando le testimonianze e gli spunti più significativi emersi dal recente “Connected Mobility Summit”.

 

Carmen Camarca, analysta di The Innovation Group

 

 

Che il nostro Paese sia coinvolto in modo ancora marginale nel fenomeno delle connected car lo dicono i numeri: secondo l’ultimo  “Rapporto Aniasa” (l’annuale studio dell’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automoblistici) in Italia sul totale delle immatricolazioni di autovetture avvenute nel 2018 solo il 4,5% ha riguardato veicoli a tecnologia ibrida e appena lo 0,3% quelli elettrici. Un incremento piccolo rispetto all’anno precedente, quando le auto ibride erano state il 3,4% delle immatricolazioni e quelle elettriche lo 0,3%. Tre i principali freni alla crescita del mercato elettrico: i prezzi elevati, i limiti infrastrutturali e la scarsa maturità tecnologica. In crescita, invece, la shared mobility: secondo Aniasa, nel 2018 è stato registrato un incremento del 37% nel numero di utenti iscritti a servizi di condivisione dei veicoli (arrivando a un totale di due milioni di italiani), e un aumento del 27% nei noleggi effettuati (12 milioni in un anno).

 

Dunque, per una visione d’insieme, si parla oggi non solo di auto connessa ma di  nuove forme di mobilità, riassunte nell’acronimo Case: Connessa, Autonoma, Shared, Elettrica. Di questo e altro si è discusso recentemente, il 13 giugno, a Milano nella seconda edizione del “Connected Mobility Summit”, organizzato da The Innovation Group. Tra gli obiettivi dell’evento, oltre a quello di fare il punto della situazione (anche con la presentazione dei dati di Aniasa), c’era quello di fornire a tutti gli stakeholder dell’ecosistema, e in modo prioritario ai regolatori del settore, raccomandazioni su come affrontare al meglio l’evoluzione di questo scenario.

 

Ad animare le diverse tavole rotonde e i keynote speech ci sono stati gli interventi di professionisti del settore dell’automobile, esponenti delle municipalità, rappresentanti del mondo delle assicurazione e del trasporto pubblico e privato. Ha aperto i lavori Ezio Viola, amministratore delegato di The Innovation Group, illustrando le principali tendenze di mercato automotive che nei prossimi anni sarà sempre più impattato dalle nuove forme di mobilità. Paolo Guglielminetti, partner global railways and roads leader di PwC, ha poi spiegato come poter concretamente mettere in campo delle applicazioni sostenibili di “nuova mobilità”. Cinque, a detta di Guglielminetti, i requisiti di un caso d’uso sostenibile: bisogna considerare le esigenze delle persone e degli utenti; tener conto dell’evoluzione del mercato; creare una customer experience o user experience abilitante; analizzare costantemente lo scenario competitivo; avere la consapevolezza della natura evolutiva di un mercato che si basa su dinamiche tecnologiche ed è soggetto, quindi, a continui cambiamenti.

 

Il valore dei dati
Nel summit di The Innovation Group si è discusso anche di come creare valore condiviso attraverso i dati delle connected car (quelli generati dai sensori delle auto e grazie ai quali si possono creare servizi personalizzati) e del ruolo che spetterà alle nuove tecnologie. A tal proposito Massimiliano Melis, innovation manager di General Motors ha parlato dell’utilizzo della blockchain per la gestione dei dati, tecnologia dal grande potenziale ma non ancora matura.  Ma le domande scatenate dai fenomeni della nuova mobilità sono tante e si espandono ben al di là dell’abitacolo dei veicoli. Su quali infrastrutture su cui si baseranno le “città del futuro”? Come bisognerà costruire strade intelligenti in grado di garantire contemporaneamente una gestione di flussi informativi in real time e la protezione delle informazioni? Quali sono le opportunità e i rischi delle smart road? Su questo punto è intervenuto Mario Nobile, direttore generale per i sistemi Informativi e statistici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Smart road”, ha esordito Nobile, “significa definire un sottosistema della strada che renda digitalmente più agevole la circolazione e, dunque, la sicurezza. In questo ambito è necessario dotarsi di standard regolatori ben definiti (in tal senso uno strumento come il Decreto Smart Road è di rilevanza strategica) e promuovere l’interoperabilità tra tutti gli attori della filiera”.

 

Opportunità e preoccupazioni

Al summit si è discusso, inoltre, dei nuovi modelli di business abilitati da questi cambiamenti e di come stiano cambiando le abitudini e l’esperienza di chi sta alla guida, il driver. Sempre più, infatti, la mobilità sta diventando integrata, spostandosi verso un concetto di “Mobility-as-a-Service”: una sorta di mobilità “on demand” (perché si accede al servizio qualora ne venga avvertita la necessità) e all’insegna di integrazione e interoperabilità tra i diversi servizi mobile. A tal riguardo, rilevanti sono state le testimonianze di Renzo Iorio, Ceo di Nugo (Gruppo Ferrovie dello Stato) che ha raccontato delle iniziative di Ferrovie dello Stato per facilitare il customer journey del viaggiatore, e di Francesco Golia, sales manager di Moovit. Quest’ultimo ha sottolineato che “i Big Data rappresentano un valido supporto per prendere decisioni in termini di politica e mobilità”, così come per poter identificare aree di domanda e per ottimizzare le offerte di servizio pubblico.

In tutto questo persiste, tuttavia, il nodo della sicurezza. Un aspetto emerso anche dal sondaggio “Guidare l’Auto del Futuro”, realizzato a maggio di quest’anno da The Innovation Group: più della metà del campione (55%) si è detto “moltissimo” preoccupato dellla possibilità che i dati personali vengano divulgati o che si verifichino accessi dall’esterno e interferenze con la guida.

 

 

Milano combatte traffico e inquinamento con un’app

Tra gli speaker c’era  anche Marco Granelli, assessore a Mobilità e Ambiente del Comune di Milano, che ha descritto i progetti messi in campo dall’amministrazione cittadina per limitare il più possibile la circolazione delle auto private e promuovere, invece, la shared mobility. A tal proposito il Comune di Milano ha lanciato di recente il primo servizio di car pooling che, attraverso l’iscrizione ad un’app, permetterà di individuare persone con cui condividere un tragitto. Come incentivo all’utilizzo, il Comune ha previsto di mettere a disposizione 48 posti auto dedicati. “Oggi la strategia vincente è promuovere il cambiamento”, ha spiegato Granelli. “Stiamo lavorando per fare in modo che il cittadino ricorra a più forme di sharing e micromobilità, perché la gestione del traffico e la riduzione dell’inquinamento da auto saranno le principali sfide da vincere”.

 

A tal riguardo il Comune di Milano sta svolgendo diverse sperimentazioni per sfruttare al meglio le trenta nuove zone del piano mobilità e i percorsi ciclabili, oltre che per sviluppare progetti nell’ambito della mobilità integrata (ad esempio, abbinando l’impiego del trasporto pubblico allo sharing). Nell’ambito della mobilità elettrica, l’amministrazione sta lavorando molto sulle infrastrutture: è in fase di realizzazione una rete di punti di ricarica e si sta incentivando la diffusione di autobus elettrici, allo stato attuale una cinquantina. Tuttavia, perché queste iniziative possano essere di successo è necessario adottare approcci condivisi tra tutti gli attori coinvolti, lavorare sulle infrastrutture e, soprattutto, promuovere partenariati pubblico-privati.