Quante volte abbiamo sentito la parola resilienza negli ultimi mesi, in riferimento alla pandemia, ai lockdown e alle esigenze di smart working e di continuità operativa? Il tema riguarda anche le imprese industriali di vari comparti, dal manifatturiero, ai servizi finanziari, all’healthcare, alle telecomunicazioni e al settore pubblico. Sono questi gli ambiti indagati dalla nuova ricerca  “The Work Survey”, commissionata da ServiceNow e svolta da Wakefield Research, coinvolgendo 900 executive C-Level e 8.100 dipendenti professionisti di aziende con oltre 500 dipendenti di Australia, Francia, Germania, Giappone, India, Irlanda, Olanda, Nuova Zelanda, Regno Unito, Singapore e Stati Uniti.

 

In generale, la trasformazione digitale nel settore industriale ha avuto un’accelerazione significativa nell’ultimo anno, ma ci sono ampi margini per un’ulteriore innovazione che aiuterebbe le aziende a essere più efficienti, veloci e resilienti di fronte agli imprevisti del futuro. Nell’ultimo anno, l’85% delle aziende manifatturiere ha adottato rapidamente nuovi modi di lavorare, nel tentativo di reagire ai lockdown e alle esigenze di distanziamento sociale. Secondo l’87% dei dirigenti intervistati, la pandemia ha permesso di sviluppare modi di lavorare nuovi e migliori. Il cambiamento verso nuovi modelli è stato ampio e più rapido del previsto secondo l’85% degli executive e l’87% dei dipendenti.

 

Il modello 4.0, quello che prevede l’impiego di sensori, robotica e sistemi di connettività per digitalizzare i processi industriali, è sicuramente attrattivo. Ma anche i sistemi per il lavoro a distanza sono una priorità. il 59% degli executive intervistati vorrebbe investire i fondi risparmiati durante la pandemia in progetti di digital transformation. Una percentuale simile, il 61%, crede però che le diverse normative (anche locali) abbiano rappresentato una sfida durante la pandemia. Più di metà di loro pensano che la gestione di persone e processi che non possono operare da remoto rappresenti una barriera al progresso (54%) o possa ridurre la collaborazione tra business unit (52%) o, ancora, possa peggiorare l’erogazione dei servizi o la consegna dei prodotti (53%).

 

Dunque non mancano né ostacoli né ragioni di preoccupazione e il percorso da compiere è ancora lungo per arrivare al traguardo di una piena digitalizzazione. Il 61% degli intervistati ha detto che le proprie organizzazioni ancora non possiedono un sistema completamente integrato per gestire i workflow digitali, il 94% ha ammesso di utilizzare ancora molti workflow offline. Il 54% dei dipendenti è convinto che il ritorno alla normalità dopo la pandemia possa rappresentare una sfida, ma il 59% dei lavoratori e il 53% degli executive pensa che mantenere i cambiamenti effettuati in questo periodo possa trasformarsi in una maggiore produttività. 

 

 “La digital transformation nel settore industriale ha avuto un’accelerazione significativa negli ultimi dodici mesi, ma c’è ancora molto da fare”, ha commentato Uwe Vieth, senior director di ServiceNow. “La pandemia si è aggiunta alla già incerta situazione globale. I cambiamenti nella supply chain e quelli dovuti al lavoro da remoto hanno reso la resilienza operativa una prerogativa ancora più fondamentale. La digitalizzazione del lavoro sarà un fattore chiave per proteggersi dai rischi e rispondere alle esigenze dei clienti”.

 

A che punto è la trasformazione digitale dell’industria in Italia? Ci sono esempi virtuosi di innovazione, a cui potersi ispirare? Si parlerà di questi temi durante lo Smart Manufacturing Summit (qui il link per registrarsi), evento in live streaming di The Innovation Group a partecipazione gratuita, in programma il 6 maggio alle ore 10.