Tre giorni di confronto, 14 sessioni, 30 ore di diretta streaming con oltre 130 relatori e più di 900 spettatori. Bastano i numeri a descrivere il successo dell’edizione 2020 di “Digital Italy Summit”, organizzata in forma ibrida e poi convertita in “total digital” in extremis a causa del Dpcm emanato domenica 18 ottobre. Ma i numeri non dicono una cosa importante. Non dicono che quest’anno, ancora più delle altre edizioni, l’evento è stato un vero e unico momento di confronto tra tutti i leader dell’italia digitale: ministri, amministratori delegati, responsabili delle organizzazioni più coinvolte nella trasformazione del nostro Paese hanno risposto all’appello di The Innovation Group per discutere di come realizzare questo ambizioso ma indispensabile progetto; non per niente la “call to action” pensata da Roberto Masiero, presidente di Tig e padre del Digital Italy, era “Execution: l’innovazione digitale del Paese. Dai piani ai fatti”.

 

Ha aperto i lavori lunedì 19 il Ministro per l'Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano che tra le altre cose ha messo l’accento sulla necessità di operare in modo interconnesso tra settori e Paesi diversi, oltre a stimolare la crescita del “capitale umano”, che in Italia deve colmare un gap con le nazioni più avanzate per poter efficacemente supportare il cambiamento. Anche il professor “Digital Italy Summit”ha sostenuto l’importanza di una crescita e di un percorso omogenei, almeno in Europa: “Il digitale è come il socialismo, non si può costruire in un solo Paese”, ha detto, usando una delle sue apprezzate ed efficaci metafore.

 

Una nota di ottimismo, anche se con prudenza e con il consueto rigore per le cifre, è arrivata da Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, che ha mostrato come la ripresa industriale in Italia sembri più forte rispetto a quella di altri Paesi. De Felice ha messo in evidenza il ruolo fondamentale della Pubblica Amministrazione come trigger della risalita (prevista comunque in tempi molto lunghi), ovviamente utilizzando nel modo giusto il fondo Next Generation Eu.

 

La reazione alla pandemia per Enrico Giovannini, economista e docente all’Università di Tor Vergata, dovrebbe diventare sistemica in tutta Europa, in previsione di altri shock che potrebbero colpire l’economia e la società. Un concetto molto vicino a quello di resilienza, che coinvolge non solo gli aspetti tecnologici ma anche quelli organizzativi dell’intera struttura delle imprese e della Pubblica Amministrazione. A proposito di energie, le smart city sono, secondo Jean-Bernard Auby, professore emerito della Science Po Paris, la base su cui “ricostruire” un’idea di società digitale e intelligente, facendo molta attenzione però alle interconnessioni tra infrastrutture.

 

Il fattore umano è stato infine il focus dell’intervento di Sabino Cassese, giurista e giudice emerito della Corte Costituzionale, secondo cui l’inerzia all’interno della PA è l’ostacolo principale alla trasformazione. Un’inerzia che però, secondo Cassese, potrebbe essere vinta ricorrendo alle stesse “energie positive” che già esistono all’interno dell’apparato statale. La prima giornata del Digital Italy Summit è stata chiusa dal Ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, che ha ribadito il ruolo centrale delle competenze, già in parte presenti nei gangli della PA, che possono essere incentivate nella crescita da un più intenso dialogo tra pubblico e privato.

 

Altre notizie e contenuti di approfondimento sul “Digital Italy” sono a disposizione sul sito di The Innovation Group.