Cisco non è più solo un’azienda immancabilmente presente in ogni data center del mondo, o quasi, dalle sale macchine aziendali alle grandi infrastrutture del cloud pubblico. Da anni l’azienda ha trasformato la propria missione, affiancando al networking un forte impegno sulla sicurezza informatica e, parallelamente, sviluppando l’offerta software di Webex. Da applicazione per le videoconferenza, Webex è diventato un intero ecosistema per il telelavoro e oltre, al cui interno ci sono l’applicazione consumer e  una suite di soluzioni per le chiamate telefoniche, le riunioni a distanza, la la messaggistica, gli eventi ibridi. E oggi, in particolare, Cisco sta spingendo su tutto ciò che è smart working, metaverso incluso.

La ricca panoramica presentata alla stampa dal team italiano ha ben illustrato questa ricchezza d’offerta e la visione di un’azienda aperta alle collaborazioni con università e startup, oltre che con le community dell’open-source. Senza dimenticare, però, la centralità dell’offerta infrastrutturale, in cui connettività di rete e sicurezza non possono più essere distinte.

“Se oggi abbiamo una costante, è l’incertezza”, ha esordito Enrico Mercadante, direttore delle Architetture e dell’Innovazione per il Sud Europa di Cisco. “Ma le brutte notizie che ogni giorno riceviamo non devono farci spostare il focus. Le infrastrutture digitali sono sempre più importanti per le nazioni, le aziende, le Pubbliche Amministrazioni e gli utenti. Le nazioni si stanno digitalizzando, basti guardare la successo di servizi come Spid, di cui nessuno può pià fare a meno e che solo anni fa era nell’infanzia. Vediamo dinamiche simili su tutte le aziende”. 

 

Enrico Mercadante, direttore delle Architetture e dell’Innovazione per il Sud Europa di Cisco


Non solo networking

A detta di Mercadante (ma sappiamo che è opinione diffusa), la transizione verso modelli di gestione cloud è un punto di non ritorno e porta con sé nuove sfide, come quella della cyber resiliency e della transizione verde (che riguarda sia l’uso sostenibile del digitale sia l’uso del digitale per la sostenibilità) e, non da ultimo, la trasformazione dei luoghi e dei modelli operativi di lavoro. “Sotto alle notizie di cronaca, stanno succedendo cose importanti a livello di infrastrutture e di digitalizzazione delle nazioni”, ha proseguito il manager, elencando le cinque aree di innovazione su cui Cisco focalizza oggi la propria strategia: il cloud (inteso non solo come un luogo, ma come un modello operativo), la cybersicurezza, il futuro di Internet, la sostenibilità e il futuro del lavoro.

“Su queste aree ci stiamo impegnando tantissimo a innovare”, ha spiegato Mercadante. Cisco sta transitando da un modello di innovazione incrementale, in cui si definisce un prodotto per poi aggiungere funzionalità, a un modello di innovazione “moderno e aperto”, basato su principi di sostenibilità, di sovranità delle operazioni, di sicurezza intrinseca (con l’Extended Detection and Response), di ecosistema (per consentire ai clienti di ottenere più valore) e di “consumo” facile tramite marketplace.

A proposito di ecosistema, anche in Italia l’azienda porta avanti gli Innovation Xchange, cioè centri per l’innovazione e collaborazioni con le università. Qualche esempio: con Unige (Università di Genova) Cisco lavora su  sistemi di gestione dell’energia, nodi edge e smart grid), alla Luiss di Roma preside il corso di Digital Transformation & data-driven innovation, alla Unina (Università degli Studi Federico II di Napoli) porta avanti un programma di formazione sulle competenze digitali. Quanto al futuro del lavoro, di cui oggi tanto si discute, Mercadante ha fatto un’ammissione: “Non abbiamo ancora tutte le risposte sul futuro del lavoro, perciò cerchiamo di sperimentarlo su noi stessi”, ha detto, citando il progetto Venywhere e le collaborazioni con Talent Garden e Nana Bianca.

Il cloud come modalità operativa

Nello scenario attuale, dominato dall’incertezza, il cloud continua a essere l’innovazione per eccellenza, quella capace di trasformare nelle fondamenta il modo di operare delle aziende. Per Cisco il cloud significa non soltanto equipaggia i data center di tutto il mondo con i propri sistemi hardware, ma anche consentire la gestione delle reti tramite cloud con la tecnologia Meraki.

Un esempio di realtà italiana di medie dimensioni che ha affrontato il cloud con Cisco è Infocamere: la società consortile ha rivisto l’infrastruttura di erogazione dei servizi alle amministrazioni sue associate, ottenendo una maggiore efficacia, produttività e sicurezza nei servizi offerti grazie all’automazione e alla virtualizzazione delle capacità del data center. Altro esempio è  Lindbergh Hotels, catena alberghiera che sta sfruttando la gestione della rete basata su cloud per dare servizi di connettività agli ospiti, sia a quelli in vacanza sia a chi viaggia per lavoro.

 

 

Fabrizio Gergely, Italy architecture sales leader di Cisco

 


Fabrizio Gergely, Italy architecture sales leader, ha ribadito che per Cisco il cloud sta diventando una modalità operativa. “Stiamo realizzando che l’unica certezza è proprio l’incertezza, per cui le aziende devono essere pronte, resilienti e produttive”, ha detto. Accanto all’incertezza c’è il problema della complessità crescente di architetture che, sempre più spesso, mescolano on-premise e cloud, reti Wi-Fi e 5G, endpoint classici e oggetti Internet of Things. “La nostra risposta a queste sfide è offrire la massima semplificazione possibile, con piattaforme che uniscono l’esperienza IT”, ha spiegato Gergely.

Semplificazione e integrazione dell’offerta sono le strategie adottate da Cisco per consentire ai clienti l’agognata semplicità. Per esempio, l’offerta di gestione cloud di Meraki e i sistemi di networking Catalyst stanno convergendo, per permettere un più facile monitoraggio delle infrastrutture e una semplificazione delle operazioni di gestione, sia sulle reti cablate sia su quelle wireless. Altro esempio è Nexus Cloud, recentemente annunciato, un software che consente di avere visibilità piena sul funzionamento e sui consumi energetici di una rete in cloud. Gli utenti non solo monitorano i consumi in tempo reale, ma ottengono suggerimenti utili per raggiungere obiettivi di sostenibilità.

 

 

Cisco Nexus Cloud

 

Massima attenzione alla cybersicurezza

Ha citato il problema dell’incertezza anche Fabio Panada, senior security architect. “Oggi la cybersicurezza è un argomento sulla bocca di tutti e per noi di Cisco è importante e fa parte della nostra offerta innovativa”, ha detto Panada. “Quello che è importante oggi è gestire l’incertezza”. Lo scorso giugno, in occasione della Rsa Conference, Cisco ha presentato un piattaforma di cybersicurezza basata sui principi dell’Xdr (Extended Detection and Response, cioè protezione estesa a tutti gli ambienti), Zero Trust (verifica continua delle identità e concessione di privilegi minimi), Sase (Security Access Service Edge), supporto multicloud e la threat intelligence di Talos.

 

 Fabio Panada, senior security architect di Cisco


Definito da Panada come “il nostro fiore all’occhiello”, Talos è il gruppo di ricercatori, analisti e ingegneri informatici impegnati a monitorare e interpretare i dati di telemetria raccolti dai dispositivi Cisco in tutto il mondo. Questo è, naturalmente, un periodo di lavoro particolarmente intenso. “Abbiamo aiutato il governo ucraino durante le elezioni del 2019 e li abbiamo supportati durante l’attacco ransomware di NotPetya. In questo momento stiamo supportando varie iniziative del governo ucraino”, ha illustrato Panada.

Dall’inizio delle guerra, in Ucraina il team di Talos ha notato un  incremento degli attacchi DDoS, degli attacchi malware e di Bgp hijacking (attacchi sofisticati che permettono di reindirizzare la connessione Internet), e ancora attacchi di supply chain e attività di disinformazione su entrambi i fronti, non sempre di facile attribuzione.

Che cosa è cambiato, con la guerra, per le aziende nostrane? “Gli attacchi sono aumentati in numero e non tanto in tipologia”, ha spiegato l’esperto. “Già in precedenza dicevamo e ancora diciamo che l’escalation degli attacchi non cambia ciò che si dovrebbe fare per proteggersi: segmentazione, autenticazione multifattoriale, aggiornamento dei sistemi sono consigli che valgono tuttora. Sicuramente è un periodo complicato per la cybersicurezza  ma è anche un momento in cui l’attenzione è massima”. 

 

Michele Dalmazzoni, director, Collaboration South Europe di Cisco

 

Webex, tra Ucc e metaverso

In un 2022 segnato dalla crisi geopolitica e dalla minaccia della recessione, il lavoro ibrido è ancora un tema da affrontare. Sia perché ancora non completamente assestato, sia perché destinato a far parte del futuro delle aziende. “Il futuro del lavoro un po’ è già il presente, ma non nel tutto”, ha esordito Michele Dalmazzoni, director, Collaboration South Europe di Cisco. “Siamo ancora in una bolla di strascichi del covid. In realtà tutti gli indicatori ci dicono che l’hybrid work è un cambiamento irreversibile”. 

Il mondo delle relazioni faccia a faccia e la sfera digitale dovranno necessariamente convivere, si spera nel migliore dei modi, prendendo il meglio di ciascuna di queste due dimensioni. “Ogni ambiente fisico dev’essere pensato per avere una sua estensione digitale”, ha detto Dalmazzoni, spiegando che per lavorare in modo smart non basta dotarsi di un monitor, ma servono una buona connettività, audio ambientale e altre tecnologie che permettono a chi si collega da remoto di vivere un’esperienza simile a chi è in presenza.

“Cisco sta cercando di guardare oltre la coda lunga della pandemia per costruire la piattaforma per il lavoro ibrido per i prossimi decenni”, ha proseguito Dalmazzoni. Lo facciamo perché è nel nostro Dna, facciamo smart working da quindici anni e ne conosciamo le pratiche e i modelli culturali”. Negli anni Cisco ha realizzato 14 acquisizioni specifiche per lavoro ibrido e ha proseguito nello sviluppo di Webex facendone una piattaforma completa, che copre contact center, meeting, telefonate, eventi, webinar, dispositivi, messaggistica.


Sul fronte dell’hardware, la società si è mossa lanciando prodotti come Desk Hub, Desk Mini, Desk e Desk Pro, “apparati che aumentano il confort della persona ma soprattutto l’inclusività nei meeting”, li ha definiti Enrico Miolo, leader collaboration specialist sales di Cisco Italia. “Oggi  è cambiato completamente il paradigma degli strumenti di collaborazione individuali. Bisogna elevare l’esperienza delle persone, dunque elevare la tecnologia che permette di lavorare da casa o in altri spazi individuali”.
 

Enrico Miolo, leader collaboration specialist sales di Cisco Italia

 

Webex si sta aprendo anche alle possibilità della realtà virtuale e aumentata, o se vogliamo si sta aprendo al metaverso. Con Webex Hologram ha debuttato, lo scorso ottobre, una soluzione che permette a chi partecipa a una riunione in video di usare i visori VR (come gli Hololens di Microsoft) per interagire con oggetti tridimensionali proiettati a grandezza naturale. Holograms è una soluzione idealmente pensata per ambiti come la progettazione, per esempio per eseguire verifiche tecniche su prototipi di macchinari e oggetti complessi. L'applicazione è ancora in fase prototipale ma è già stata adottata da clienti importanti come McLaren.


 

 

“Webex Hologram è una soluzione di Cisco, ma c’è tutto un altro mondo dovuto al fatto che Webex ha una piattaforma programmabile”, ha sottolineato Molo. “La coesistenza di Webex con altri partner è un altro modo per avvicinarci al metaverso”.

 

Questo è il caso dell’applicazione 3D Frame di Vection Technologies, società software specializzata in realtà virtuale e aumentata (ma preferisce usare il concetto di XR, extended reality, che mette insieme le due cose). Questa applicazione è utilizzabile all’interno di Webex per consentire la collaborazione a distanza con esperienze immersive, in cui si manipolano oggetti digitali tridimensionali.

 

Davide Grandis, centro di eccellenza Webex Emear di  Cisco


I partecipanti si ritrovano immersi nello stesso ambiente (si può attingere a una galleria già predefinita o caricare scenari personalizzati) e possono interagire con gli artefatti digitali afferrandoli tra le mani,  ruotandoli, spostandoli, colorandoli e anche analizzaando ai raggi X (per esempio, per ispezionare le parti interne di un macchinario). Quel che più conta è che nessuno è escluso: se l’utente possiede un visore di realtà virtuale, allora vivrà un’esperienza completamente immersiva, portando il proprio avatar all’interno dell’ambiente 3D; se non ha un visore, potrà comunque usare il mouse per muoversi nello spazio e interagire con gli oggetti.

“Webex ha il vantaggio di avere una piattaforma aperta e programmabile”, ha rimarcato Davide Grandis, del centro di eccellenza Webex Emear, “e questo consente ai nostri partner e anche ai clienti di integrare funzionalità in vari modi. Un modo è l’uso delle Api pubbliche, le centinaia rilasciate da CIsco e quelle sviluppate dai partner. Un secondo modo è l'integrazione di Webex all’interno di workflow Software as-a-Service dell’applicazione. La terza modalità, introdotta dall’autunno del 2021, è l’attivazione di applicazioni terze embedded, integrate all’interno di Webex”.