Qual è stato l’impatto dei lockdown sulle aziende, italiane e non? Ce lo racconta uno studio di Kaspersky, titolato “How small businesses got through 2020-2021: Budget cuts, product launches, and new investment priorities” e realizzato dalla società di ricerca Arlington Research. Dalle interviste, condotte  tra aprile e maggio del 2021 su 3.150 manager (di livello senior) di 22 Paesi del mondo, è emerso che il 38% delle aziende è stato costretto a tagliare i propri budget per sopravvivere alle conseguenze negative della pandemia. Inoltre il 35% ha dovuto tagliare le retribuzioni, il 34% ha chiuso uno i più uffici o negozi, il 24% ha ridotto le spese destinate all’acquisto di tecnologia e di servizi di supporto all’IT. E c’è anche un 12% di aziende che è stato costretto a fare licenziamenti.

Lo scenario globale non è certo confortante, così come non lo è la situazione italiana. Da noi, più di sei aziende su dieci (62%) hanno sperimentato un qualche genere di impatto economico negativo, più o meno grave, e sono state costrette ad agire di conseguenza. Tra le misure “anti crisi” adottate, le più comuni sono state i tagli al budget aziendale (37%), la riorganizzazione del budget o blocco dei piani di investimento (35%), l’adozione del lavoro da remoto per la maggior parte dei dipendenti (36%), la riduzione degli stipendi o degli orari di lavoro (27%), mentre in casi più rari si è arrivati ad azioni estreme come l'interruzione del pagamento delle fatture (13%) o i licenziamenti (5%).

Nonostante tutto questo, la pandemia non ha bloccato del tutto l’innovazione né i nuovi progetti. Dal totale delle interviste è risultato che il 29% delle aziende dei 22 Paesi nell’ultimo anno e mezzo ha lanciato nuovi prodotti e il 21% è entrato in nuovi segmenti di mercato. Le percentuali generali si discostano leggermente da quelle dell’Italia, dove il 30% delle Pmi si è buttato sullo sviluppo di nuovi prodotti per reagire alla crisi e il 18,5% è entrato in nuovi segmenti di mercato (per esempio con l’avvio delle vendite online e delle consegne a domicilio).

 

(Infografica: Kaspersky)

 

E la tecnologia informatica, in tutto questo, che ruolo ha? Un ruolo non secondario, considerando che essa è inclusa nella rosa delle tre priorità di investimento per il 2021. L’area del marketing e delle promozioni è prioritaria per il 44% delle aziende, le nuove assunzioni lo sono per il 42%, la tecnologia per il 41%. Questa percentuale dovrebbe però forse essere più alta, considerando la sensibile crescita degli attacchi informatici (e in particolare dei ransomware e delle operazioni di furto di dati) osservata tra il 2020 e il 2021. Eppure quasi la metà degli intervistati, il 47%, ha detto che la propria azienda fatica a trovare fondi da destinare alla cybersicurezza.

Diverse le aree che destano diffuse preoccupazioni: il 32% dei manager crede di aver bisogno di “aiuto o consigli” su come poter rendere più sicura e affidabile la gestione dei siti Web aziendali, il 30% vorrebbe supporto nella gestione dei social media, il 29% nell’uso degli strumenti di produttività e collaborazione a distanza, il 28% nelle comunicazioni con i clienti, il 26% nella gestione dell’accesso dei dipendenti ai dati aziendali.