Il World Wide Web è appena stato venduto all’asta per oltre 5,4 milioni di dollari. Tanto, anzi per l’esattezza 5.434.500 dollari, ha pagato il più alto offerente dell’asta di Sotheby’s con cui  Tim Berners-Lee ha deciso di cedere il codice sorgente da lui messo a punto tra il 1990 e il 1991. Un totale di circa 9.555 linee di codice, grazie alle quali ha preso forma il più noto e fondamentale tra i servizi Internet.

 

Il codice è stato venduto sotto forma di non-fungible token (Nft), un “gettone digitale” crittografico, non intercambiabile, basato su blockchain, che permette di certificare il passaggio di proprietà per un oggetto materiale o immateriale. Recentemente i token non-fungibili sono stati usati per la compravendita di opere d’arte digitali, musica e contenuti di vario genere, dai meme (che possono valere milioni di dollari, considerata la loro circolazione virale in Rete) alle registrazioni di scene memorabili (come il filmato di una schiacciata a canestro del cestista LeBron James, costata al compratore 208.000 dollari). Un collage digitale di Beeple, un artista statunitense, è stato venduto all’asta da Christie’s come token non-fungibile per 69,3 milioni di dollari, mentre Jack Dorsey ha ricavato 2,9 milioni dalla vendita del suo primo tweet in forma di Nft.

 

Berners-Lee è un estimatore di questa tecnologia, da lui definita come “il mezzo di proprietà più appropriato che esista” e come “il modo ideale per confezionare le origini alla base del Web”, secondo la citazione riportata dal sito di Sotheby’s. Potrebbe sembrare una contraddizione vendere a caro prezzo una risorsa che ha consentito la nascita dei siti Web, cioè di una libera produzione e di un libero scambio di contenuti come mai si era visto prima. Il luogo dove, almeno in parte, la logica del possesso è stata soppiantata dalla logica dell’utilizzo e della condivisione. 

 

L’acquisto del codice sorgente, tuttavia, nulla toglie ai principi ispiratori del Web e rappresenta soprattutto il gesto di un collezionista. Questo trova conferma nelle dichiarazioni fatte da Berners-Lee in una recente intervista rilasciata al Guardian: “Non sto vendendo il codice sorgente, in realtà. Sto vendendo la fotografia che ho scattato, con un programma Python da me scritto, di come il codice sarebbe apparso se appeso al muro e autografato da me”. Peraltro le quasi diecimila righe di codice sono disponibili per la consultazione a chiunque, attraverso l’animazione video pubblicata dal sito di Sotheby’s.