Chi tiene in mano le redini di un’azienda non sempre la dirige con piena consapevolezza. Non quando si parla di alfabetizzazione digitale e del ruolo dell’Information Technology come traino di business e, insieme, imperativo di cambiamento. Uno studio di CA Technologies, Digital Literacy (titolo completo: The Future Role of the CIO: Digital Literacy Amongst Senior Executives), svela infatti la necessità che i chief information officer assumano un ruolo guida per spiegare ed educare la dirigenza e il top management sull’importanza strategica della tecnologia.


Non che si possa parlare di una completa, diffusa ignoranza: quello che manca non è tanto la familiarità con device e strumenti tecnologici avanzati, quanto la capacità di sfruttare la forza innovatrice dell’IT a servizio dell’azienda. Su 685 aziende investigate in 22 Paesi del mondo (Italia inclusa) attraverso interviste telefoniche ai loro Cio, nell’80% dei casi è stata segnalata una insufficiente “cultura digitale” da parte dei dirigenti più in alto nell’organigramma, spesso anche i membri più “senior” del gruppo di lavoro.

La survey è stata condotta da Vanson Bourne prendendo in esame realtà da almeno 500 dipendenti dei settori telecomunicazioni, grande distribuzione, servizi finanziari e industria. In otto casi su dieci, dunque, le decisioni strategiche per il business non includono valutazioni sulle tecnologie, le infrastrutture, le policy utilizzate in azienda: il che significa, spesso, vanificare il potenziale innovativo dell'IT.

Da questa considerazione deriva il titolo dato al report: ai Cio spetta un nuovo compito, quello di diventare degli “educatori” capaci di colmare questo gap. “I Cio stanno assumendo il ruolo di broker dei servizi informatici”, ha commentato Joe Peppard, docente e direttore dell’Information Systems Research Centre della Cranfield School of Management. “Prossimamente si occuperanno sempre più di scelte riguardanti l’innovazione sostenuta dall’informatica, la compliance e le procedure, collaborando in modo più stretto con il management per trarre valore dalle strategie digitali”.

In particolare, i Cio intervistati temono che l’inadeguata formazione IT dei decision maker possa significare opportunità di business mancate, risposta lenta ai cambiamenti del mercato, scarsa competitività, time to market non tempestivo e spese inutili per investimenti in tecnologie che non vengono sfruttate pienamente. Circa il 25%, inoltre, ha dichiarato che I propri executive non comprendono l’impatto delle innovazioni emergenti, mentre il 37% pensa che l’IT non venga usato per far crescere l’azienda.

E l’Italia? Il Paese che il World Economic Forum colloca al quarantesimo posto in termini di preparazione tecnologica su 144 nazioni nell’indagine condotta da Vanson Bourne si piazza un po’ sopra la media. È infatti del 47%, poco meno della metà del totale, la percentuale di Cio italiani che ha dichiarato che che i vertici aziendali non intuiscono il ruolo strategico dell’IT.

Parallelamente, soltanto il 40% dei responsabili IT nostrani è chiamato a partecipare alle decisioni del top management. Il 59% dei Cio nostrani, inoltre, ritiene che nonostante il positivo impatto di tecnologie dirompenti, quale il cloud computing, il management aziendale continui a non considerare l’IT come un asset autenticamente strategico, ma piuttosto come uno dei tanti costi di esercizio.