A causa del coronavirus non c’è più traffico nella rete dei trasporti, ma in compenso le strade e autostrade del Web cominciano a essere un po’ troppo affollate, in particolare per servizi come YouTube e Netflix. E non solo le applicazioni utili per svagarsi, come video streaming e videogiochi, stanno registrando un po’ ovunque delle crescite sostenute, ma anche le piattaforme per lo smart working registrano un boom: la piattaforma di collaborazione a distanza Microsoft Teams, per fare un esempio, ha avuto in media 12 milioni di utenti giornalieri la scorsa settimana, con una crescita del 37,5%. Un ottimo risultato per Microsoft ma anche una dinamica critica da gestire, come hanno dimostrato le interruzioni di servizio registrate in questi giorni.

Per le piattaforme di video streaming il problema è ancor più accentuato, considerando come negli ultimi anni la corsa all’altissima definizione abbia reso sempre più “pesanti” e voraci di banda larga i contenuti proposti. Dunque sia YouTube sia Netflix hanno prudentemente deciso di ridurre temporaneamente la qualità dei video, cioè il bitrate, così da scongiurare ingorghi e disservizi. 

Per Netflix, stando alle dichiarazioni, si stima al momento una riduzione di definizione del 25% per gli utenti europei e per circa un mese. Per lo stesso periodo anche YouTube, a breve, avvierà una simile misura precauzionale, ma in questo caso non è dato sapere, ancora, quale sarà la soglia di definizione video massima.

 

Intanto la Commissione Europea è intervenuta sul tema, chiedendo ai fornitori di servizi di telecomunicazione di evitare il blocco totale di singole piattaforme erogatrici di contenuti: è ammesso rallentare momentaneamente le prestazioni per scongiurare ingorghi, ma non sospendere i servizi. Non dovranno, inoltre, creare discriminazioni. In una nota emessa dall’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche si legge che, considerata la situazione, è possibile gli operatori sono autorizzati ad applicare misure eccezionali per la gestione del traffico Internet, ma che “questo dev’essere fatto senza discriminare singoli fornitori di contenuti”.