Mezzo decennio è forse un tempo troppo breve per giudicare una “carriera”, ma non nel caso dell’iPhone: il dispositivo di Apple che ha rivoluzionato il mondo della telefonia mobile spegne oggi la quinta candelina dal giorno del suo lancio, nel 2007. E, guardando indietro, il percorso fatto ha dell’incredibile.
Dai primi passi e dallo scetticismo con cui fu accolto dai suoi
competitor (“Non c’è possibilità che l’iPhone conquisti alcuna fetta
significativa del mercato”, pronosticò a suo tempo il Ceo di Microsoft, Steve
Ballmer), oggi lo smartphone della Mela ha raggiunto, secondo le stime di Strategy Analytics, quota 250 milioni di unità distribuite nel mondo.
Di questi 250 milioni consegnati alla rete di vendita, 218 sono stati effettivamente acquistati dagli utenti finali, generando per Cupertino un fatturato di 150 miliardi di dollari. Una cifra a cui va aggiunto anche l’ulteriore reddito derivante da tutto ciò che ruota intorno al melafonino. Come spiegato dalla senior analyst Neil Shah alla redazione di Cnet, accessori, app, software e servizi si vanno a sommare alle vendite hardware, rappresentando dal 3 al 5% degli incassi collegati al mondo iPhone.
Festeggiamenti meritati a parte, per l’azienda che fu di Steve Jobs il futuro non sarà necessariamente a rose e fiori, dal momento che – come sottolineato dalla società di ricerca e previsioni di mercato – non è detto che l’iPhone assicuri nei prossimi anni i medesimi livelli di profitto.
“Osserviamo segnali emergenti del fatto che i prossimi cinque anni potrebbero essere più difficili per l’iPhone – ha dichiarato Neil Mawston, executive director di Strategy Analytics –. Alcuni operatori mobili iniziano a preoccuparsi degli alti sussidi pagati per l’iPhone, e allo stesso tempo Samsung sta espandendo la gamma dei Galaxy, diventando così un competitor più credibile”.
Circa il modello di vendita tramite sussidi, l’analista Neil Shah ha specificato che gli operatori telefonici sono obbligati ad acquistare il telefonino della Mela all’ingrosso al prezzo di 600 dollari per poi rivenderlo ai clienti, attraverso contratti di durata biennale, a prezzi che vanno da 200 e 300 dollari: un meccanismo che, nel breve periodo, manda in perdita i carrier. Storia ben diversa per i device basati su Android, e qui Shah cita l’esempio del Samsung Galaxy 3, per cui i carrier riescono spesso a spuntare un prezzo inferiore ai 400 dollari.
Nessun problema immediato, comunque, si profila all’orizzonte di Apple. Secondo Morgan Stanley, come spiegato in una nota dell’analista Katy Huberty, i contratti che oggi vincolano gli operatori telefonici a pagare dati sussidi all’azienda di Cupertino resteranno in vigore ancora per qualche anno. Le loro date di scadenza, fra l’altro, non sono sincronizzate, e questo ostacolerà eventuali tentativi di fare cartello per richiedere prezzi più bassi. Apple, dunque, può festeggiare senza troppe preoccupazioni il compleanno della sua creatura, in attesa di testare l’accoglienza del nuovo iPhone 5, il prossimo autunno.