Facebook è sempre più generoso con le lobby a stelle e strisce. Il social network straccia il record del 2011, il primo anno in cui le spese per ottenere l’appoggio dei gruppi di potere che contano negli States hanno superato il milione di dollari: nella prima metà del 2012 l’esborso è stato di 1,61 milioni di dollari, di cui 960mila nel periodo tra inizio aprile e fine giugno, ovvero il trimestre cruciale della (non fortunata) quotazione a Wall Street.
Le spese di lobbying di Facebook dal 2009 a oggi (Fonte: Cnet)
Nel’ultimo biennio la curva delle spese è cresciuta in modo netto, passando dai 351mila dollari del 20120, agli 1,35 milioni dello scorso anno, fino agli 1,61 milioni della sola prima metà del 2012. E il trend ha delle valide e intuibili ragioni d’essere: l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, il prossimo autunno, ha sicuramente premuto l’acceleratore sulle spese di lobbying dei giganti del Web.
Tant’è che,
nel corso del 2011, oltre a Facebook anche Google e Microsoft hanno significativamente aumentato i propri budget. Il risollevarsi dell’economia a stelle e strisce e le tante questioni Internet-centriche dibattute al Congresso contribuiscono a loro volta al gonfiarsi delle spese.
Gli sforzi economici della creatura di Mark Zuckerberg, infatti, si sono rivolti ai gruppi di potere ma anche ai legislatori competenti in tema di
pubblicità online, cybersecurity, occupazione, brevetti, tasse e questioni legati alla quotazione in Borsa. Più nel dettaglio, come riportato da Cnet, il report di 16 pagine relativo alle azioni di lobbying del secondo trimestre del 2012 (e presentato a Camera e Senato americani la scorsa settimana) cita una serie di punti, dalla legislazione in tema di privacy alla libertà di espressione sul Web.
Altri temi chiamati in causa sono le restrizioni imposte a Internet da alcuni governi stranieri; la protezione degli utenti di giovane età e la sicurezza online; il dibattito sull’invocata
riforma dei brevetti e quello sulla pirateria informatica; l’effetto delle proposte di sgravio fiscale sul settore hi-tech, e altre questioni ancora, come l’idea di un documento elettronico provvisorio per gli immigrati in attesa di cittadinanza negli States. C’è dunque molto materiale schierato da Facebook a difesa dei propri interessi, ma anche di quelli degli internauti.
Così un portavoce della compagnia ha spiegato alla
redazione della testata statunitense Politico: “La nostra crescente presenza a Washington riflette il nostro impegno per cercare di spiegare come funziona il nostro servizio, le azioni che portiamo avanti per proteggere i nostri oltre 900 milioni di utenti, l’importanza di preservare un Internet aperto e il valore dell’innovazione nella nostra economia”.

Un altro gigante del Web,
Google, sta confermando gli impressionanti sforzi del 2011, con 9
milioni di dollari spesi fra gennaio e giugno 2012, quasi in pari con i 9,7 milioni del medesimo periodo dello scorso anno. Fuori dal coro, come sempre, è
Apple: la Mela ha tagliato del 40% la cifra spesa fra aprile e giugno del 2011.