Microsoft e HP evadono le tasse negli USA e ora la commissione investigativa del Senato ha convocato gli esperti fiscali per vederci chiaro. L'evasione ammonterebbe a diversi miliardi di dollari e a questo punto i dirigenti dei due colossi dovranno giustificare alcune manovre fiscali a dir poco sospette. Microsoft, per esempio, avrebbe risparmiato 6,5 miliardi di dollari in tasse con transazioni fra diverse filiali estere, fra cui Puerto Rico, Irlanda, Singapore e Bermuda. La tecnica di HP invece sembra più raffinata: il risparmio deriverebbe da prestiti a breve termine grazie ai quali avrebbe trasferito il contante offshore.
Microsoft e HP evadono le tasse USA, legalmente
Il problema è grave in una situazione economica difficile a cui il governo sta cercando di porre rimedio anche con la tassazione, ma in realtà le due aziende stanno seguendo una politica fiscale sfruttata da tempo da molte aziende multinazionali, peraltro senza infrangere la legge. Semplicemente i fiscalisti esperti sul loro libro paga avrebbero una profonda conoscenza del sistema e avrebbero studiato espedienti legali per aggirarlo a favore del datore di lavoro.
Le società statunitensi pagano le tasse su quanto guadagnano nel resto del mondo. Ricevono però dei crediti dovuti alle passività generate dal pagamento delle tasse straniere, e non devono nulla al fisco fino quando non portano i soldi a casa. La differenza tra il prelievo fiscale statunitense (circa il 35%) e quello più basso estero incentiva la contabilità degli utili extra nazionale. Considerata l'intangibilità di determinati asset, come ad esempio i brevetti, è sufficiente transare tra le sussidiarie per evitare ogni gabella.
Il senatore democratico Carl Levin ha puntato il dito contro i responsabili delle due multinazionali perché la gestione fiscale così fatta "aumenta i vostri profitti e riduce le vostre tasse, ma produce un grande costo per gli Stati Uniti d'America". Il repubblicano Tom Coburn, tuttavia, si è sentito in dovere di ricordare alla commissione a ai presenti che quella operata è "un'evasione fiscale correttamente regolamenta".
La sostanza è che c'è un problema molto serio, ma che è da ricondurre alla legislazione lacunosa che permette certi espedienti, non ai produttori che ovviamente fanno i loro interessi. In Europa del resto non succede nulla di diverso: le multinazionali aprono filiali nei Paesi con basso tasso di fiscalità per pagare meno tasse possibili. Ecco perché Francia e Italia, per esempio, hanno allo studio una tassa digitale che metta fine a questo "vizietto".