06/06/2012 di Redazione

Il tonfo di Facebook: sorte segnata entro il 2020?

Secondo un analista di Ironfire Capital Founder, la società di Mark Zuckerberg, che ha perso sui listini il 30% del suo valore di collocamento, è destinata a un triste epilogo entro cinque/otto anni al massimo. L’esempio negativo cui si fa riferimento è Y

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Eric Jackson è un’analista di Ironfire Capital Founder e si è preso una bella responsabilità. Quale? Aver predetto, ai microfoni della CNBC, la fine di Facebook entro il 2020. La previsione arriva a poche ore dall’ultimo pesante tonfo sui listini del Nasdaq della società di Mark Zuckerberg, il cui titolo ha perso alla fine della seduta di ieri il 30% del valore (chiudendo a quota a quota 26,90 dollari) rispetto al prezzo iniziale di collocamento di 38 dollari.

La tesi dell’analista, riportata in queste ore su moltissimi siti e blog specializzati e non, si regge anche su un altro parametro, e cioè il numero di utenti del social network: che sono sì circa un miliardo in termini di iscritti ma si omette di considerare il numero di quelli non attivi.

Lo scoppio della bolla Facebook si materializzerà secondo Jackson in relazione all’ennesimo cambio di orizzonte dell’industria tecnologica: dall’era social attuale si andrà verso un universo Web mobile dove la compagnia californiana non sarebbe attrezzata a competere e sopravvivere (nonostante gli investimenti profusi in realtà come Instagram, Glancee, Gowalla e, operazione ancora non formalizzata ma probabile, e la norvegese Opera).


“Il mondo – dice l’analista - si muove sempre più velocemente, ed è sempre più competitivo, non meno. Credo che chi domina nella sua generazione avrà tempi difficili nel muoversi nella nuova generazione. Facebook potrà comprare tante società nel campo mobile, ma sono sempre un sito grande e grosso diverso da un’app mobile.”

L’epopea di Zuckerberg è quindi al capolinea come di fatto è terminata precocemente quella di altri “founder” delle più celebri Web company, a cominciare da Jerry Yang, ex Ceo di Yahoo! e ora ai margini – come la stessa azienda californiana - del gotha dell’industria tecnologica? Jackson in proposito non ha dubbi: “tra cinque, massimo otto anni spariranno come è scomparsa Yahoo!, che sta ancora guadagnando, ottiene profitti, ha ancora 13mila impiegati, ma è al 10% del valore che aveva nel 2000. Per tutti i tipi d’intenti e scopi, è scomparsa”. Come, di fatto, MySpace, ex regina dei social network prima della discesa in campo di Zuckerberg.

Il destino di Facebook, per il momento, è legato a filo doppio dalla sua avventura in Borsa. Il collocamento ha registrato una nuova azione giudiziaria, la quarta, che accusa la società e le sue banche di aver nascosto ai piccoli investitori informazioni rilevanti. Il Nasdaq, da parte propria, dovrebbe aver presentato alla Sec (la Consob americana) un piano per risarcire gli investitori dai danni causati dai problemi tecnici venuti a galla in occasione del primo giorno del titolo sui listini.

E gli analisti giocano al toto valore del titolo: c’è chi prevede (Wedbush Securities) una ripresa di Facebook a 44 dollari e chi (Sanford Bernstein) è dell’idea di un’ulteriore flessione a 25 dollari.


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