21/04/2011 di Redazione

Libertà di Internet? I primi hacker sono i governi

Il rapporto globale sulla cyber libertà in Internet svela una situazione disastrosa: 12 Paesi sono a grave rischio e in altri 18 la libertà è limitata e le informazioni controllate dai regimi. I dissidenti sono spesso oggetto di vessazioni, minacce e azio

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"Le minacce alla libertà di Internet sono in crescita e si sono diversificate": questo è l'ammonimento dell'ultimo rapporto globale sulla cyber-libertà dal titolo La libertà in Rete 2011. Il report è frutto del sondaggio sullo stato della libertà di parola in Internet in 37 Paesi. In 12 di questi gli attacchi contro i critici dei rispettivi regimi si stanno "intensificando". E in quasi due terzi, i blogger e gli utenti subiscono vessazioni e arresti per aver espresso le proprie opinioni.

Fra i Paesi che appaiono più a rischio nei prossimi 12 mesi ci sono Giordania, Russia, Tailandia, Venezuela e Zimbabwe. Giri di vite recenti sui critici di Stato si sono verificati di recente in Cina, Iran, Tunisia e Bielorussia. Considerato il nuovo governo, invece, la situazione in Tunisia è in continuo mutamento.

La classifica del rapporto Libertà in Internet - clicca per ingrandire

Il rapporto sottilinea come "questi abusi sulla libertà di Internet arrivano in un momento di crescita esplosiva del numero di utenti di Internet in tutto il mondo, che è raddoppiato negli ultimi cinque anni. I governi stanno rispondendo alla crescente influenza del nuovo mezzo, cercando di controllare l'attività on-line con il fine di limitare la libera circolazione delle informazioni, finanche ad arrivare a violare i diritti degli utenti".

La situazione più grave rimane quella cinese. Anche se non tutti gli attacchi contro i dissidenti sono stati "esplicitamente riconducibili al governo, la loro organizzazione e la scelta degli obiettivi hanno portato molti esperti a concludere che siano sponsorizzati, o per lo meno tollerati, dai militari cinesi e dalle agenzie di intelligence" (Night Dragon: multinazionali petrolifere nel mirino).

Fra le azioni perpetrate ai danni dei dissidenti ci sono attacchi di denial-of-service contro gruppi umanitari locali e internazionali che si battono per i diritti dell'uomo, l'invio di mail cariche di software maligni ai giornalisti stranieri, e la sponsorizzazione delle incursioni di hacking ai danni dei ministeri della difesa della tecnologia dei Paesi occidentali (Ministero francese dell'Economia sotto attacco). Gli analisti ritengono che le reti cinesi government-backed siano infiltrate più di cento Paesi nel tentativo di controllare il governo tibetano in esilio e i suoi alleati.

Non se la cavano meglio i dissidenti Iraniani: il Paese è fra i peggiori quando si tratta di diritti civili. L'ironia è che il regime Ali Khamenei è responsabile di gran parte del turbinio di attività cyber che il governo sta cercando di sopprimere. In particolare, è stato istituito un Cyber esercito iraniano sotto il comando della Guardia Rivoluzionaria

Rapporto globale sulla libertà in rete: la libertà di parola è a rischio in 27 Paesi


Le elezioni del 2010 in Bielorussia e il sospetto di brogli elettorali hanno portato il governo a fare azioni contro l'opposizione, inclusi gli assalti DDoS su siti di opposizione, rendendo quasi impossibile l'accesso per la consultazione delle informazioni. Contestualmente sono state strategicamente rallentate le connessioni, e i numeri di porta Internazionale per il protocollo standard di trasferimento mail (SMTP) e HyperText Transfer Protocol (HTTP) sono stati bloccati.

Nel febbraio del 2010 è poi entrato in vigore il decreto presidenziale numero 60, che costringe i siti a usare il dominio .by, meglio controllabile dallo stato. Durante le elezioni successive i siti dell'opposizone erano "temporaneamente inaccessibili". Inoltre, il rapporto certifica che "attivisti e giornalisti web subiscono vessazioni extralegali, per lo più sotto forma di telefonate o messaggi intimidatori".

Promossa a pieni voti, invece, l'Estonia: "Le restrizioni sui contenuti di Internet e delle comunicazioni in Estonia sono tra i più leggeri al mondo", sottolinea il sondaggio.

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