02/12/2011 di Redazione

Mail antiquate, in azienda si comunica con i social

Molte aziende Usa hanno già bandito la posta elettronica perchè fa perdere troppo tempo, è un ricettacolo di spam ed è un sistema di comunicazione ormai superato. Molto meglio Facebook o i colloqui faccia a faccia. L'esempio di Atos, multinazionale con 80

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Perché usare le mail quando ci sono strumenti di comunicazione più moderni come Twitter, Facebook, Google+ e altri? Un paio d'anni fa abbiamo dato per scontato che la mail avrebbe continuato ad essere il sistema di comunicazione eletto in ambito aziendale, e che i social network erano solo giocattoli per ragazzini.

Poi Facebook in primis, e gli altri a social seguire, si sono rivelati importanti strumenti di marketing e in Italia, dove siamo sempre un passo indietro rispetto ad altri Paesi, stiamo iniziando a indottrinare le aziende affinché facciano un uso proficuo di questo strumento.

La posta elettronica è uno strumento antiquato da eliminare. Solo il 10% dei 200 messaggi pro capite ricevuti si rivela utile

Noi italiani non siamo ancora arrivati a intaccare l'inossidabilità delle mail, ma ci manca poco. Se non ci credete sappiate che ci sono aziende in cui la cara e vecchia posta elettronica è già stata bandita, come per esempio presso Atos, una multinazionale con quasi 80.000 dipendenti in 42 Paesi, che hanno smesso di usare le e-mail diciotto mesi fa a vantaggio di strumenti di social media, telefono e conversazioni faccia a faccia.

Non solo, il suo amministratore delegato, Thierry Breton, ha spiegato nel corso di una intervista a Forbes che il personale della sua azienda impiegava fra le cinque e le 20 ore settimanali per lo smistamento delle mail, e che solo il 10 per cento dei 200 messaggi pro capite ricevuti era utile. Breton ha concluso che "L'e-mail non è più uno strumento appropriato di comunicazione".

Secondo il CEO "uno dei problemi più importanti che la società dovrà affrontare è la pioggia di informazioni che inonda le caselle di sposta. È ora di trovare strumenti differenti dalla mail, che non impongano la lettura dei messaggi inutili.

Gli fa eco anche Nicolas Moinet, docente di comunicazione e informazione presso l'Università di Poitiers: "l'e-mail è un problema reale. Abbiamo ormai raggiunto situazioni folli in cui i dipendenti continuano a inviare e-mail anche durante le riunioni, per poi chiedere ai colleghi presenti di inviare loro una mail per sapere cosa è stato detto durante la riunione".

Insomma, "le aziende devono prepararsi a nuovi sistemi di comportamento" ha detto Breton, che già iniziato a dare il buon esempio: "se la gente vuole parlare con me può venire a trovarmi, telefonarmi o inviare un messaggio di testo".


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