Il vincitore, fra le schiere dei “cattivi” che hanno fatto del 2011 l’anno delle violazioni informatiche, è lui: il malware. Ne è convinta Panda Security, al pari di un po’ tutti i principali esperti di sicurezza online che in queste prime settimane del 2012 hanno fatto il punto su quanto successo - fra hacking, phishing, diffusione di malware, spyware e truffe varie – nei dodici mesi precedenti.
Secondo Panda Security, nel 2011 sono stati diffusi 26 milioni di malware
Il report annuale appena pubblicato da Panda Security ci dà qualche dettaglio in più, e stupisce innanzitutto per una cifra impressionante:
nel 2011 i malware hanno a dir poco spopolato, fra Web e reti mobili, con 26 milioni di esemplari distribuiti. L’incremento rispetto all’anno precedente è stato netto, perché si è passati da una media di 63mila minacce diffuse quotidianamente a una media di 73mila.
Come si spiega? I cyber criminali sono stati capaci di automatizzare la creazione di nuove varianti di malware, con il risultato di poter puntare sulla quantità oltre che sulla “qualità”, cioè sul grado di pericolosità ed efficacia dei software maligni messi a punto.
Nel 2011
il tipo di minaccia prevalente, nonché quella più in crescita, sono stati i Trojan: nel 2009 rappresentavano il 60% di tutto il malware, nel 2010 la percentuale era scesa al 56%, per poi risalire prepotentemente lo scorso anno fino al 73 per cento. Le altre due categorie, virus e worm, rappresentavano rispettivamente il 14% e l’8% delle minacce diffuse nel 2011.
Per quanto riguarda la distribuzione geografica degli attacchi, i Paesi asiatici sono stati, come negli anni scorsi, quelli più colpiti: capofila la
Thailandia, dove il 60% dei computer è stato infettato da un qualche tipo di malware nel corso dei dodici mesi, e a seguire Cina (56% dei computer) e Taiwan (52%). Globalmente, nel 2011 oltre un terzo dei dispositivi connessi alla rete, il 38,5%, è stato in qualche modo bersagliato dai criminali cibernetici.
Le tipologie di malware diffusi nel 2011 (Fonte: Panda Security)
La fotografia di Panda Security ha anche fornito informazioni interessanti sugli attacchi perpetrati attraverso i social media.
Facebook è sempre più utilizzato per impossessarsi dei dati d’accesso alle caselle di posta elettronica degli utenti, o agli stessi profili creati sul social network. E non si contano i tentativi di ingannare gli internauti attirandoli su profili falsi o su pagine create con il solo scopo di far cliccare gli utenti su link “maliziosi”, che propongono finte offerte commerciali di prodotti scontati: servono in realtà a carpire nomi, numeri telefonici, indirizzi email e altri dati utilizzabili per fini illeciti.
Twitter, invece, è soprattutto minacciato da tentativi di hacking degli account, nonché dal classico, vecchio spam, che sembra esserci semplicemente spostato da un luogo più tradizionale – l’email – al territorio 2.0 del sito di microblogging dell’uccellino.
Il report completo di Panda Security è disponibile su
press.pandasecurity.com/press-room/reports/.